Oggi voglio parlarvi del primo podcast che ho ascoltato sulla piattaforma Storytel: “Il caso non è chiuso”, presentato e scritto da Carmelo Abbate.

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Carmelo Abbate, probabilmente lo avrete già visto in TV, è un noto giornalista, scrittore e opinionista che non teme di esprimere le sue opinioni in modo schietto e diretto. Spesso propone versioni controverse su casi giudiziari già chiusi da tempo, lasciandosi ogni tanto andare a qualche eccentrica fantasticheria o ipotesi ardita sugli imputati.
L’approccio del giornalista non è sempre oggettivo e realistico, infatti dimostra una certa tendenza ad esprimere giudizi personali, a non tenere conto delle prove giudiziarie e a non avere molta fede nell’esito dei processi. Nonostante ciò, nel suo insieme, il podcast permette di approfondire alcuni casi tra i più celebri e più complessi degli ultimi anni e questo sicuramente è interessante per noi amanti del true crime.

Veniamo al dunque…

Carmelo Abbate

I casi di cronaca nera analizzati da Abbate nel podcast sono quelli di Yara Gambirasio, Marco Vannini e Roberta Ragusa.
Suddivisi ognuno in più episodi, narrano con empatia (forse troppa) gli avvenimenti, le indagini e, infine, gli esiti giudiziari.
Ma se per i casi di Yara e Vannini Carmelo è dalla parte della giustizia, per il controverso caso della Ragusa il giornalista dismette i panni del contrito penitente sempre dalla parte delle vittime per vestire quelli di angelo vendicatore del buono, anzi, ottimo Logli.

E io mi chiedo come sia possibile una cosa simile…Intere puntate dedicate a fare il santino di Logli, intervistando anche l’amante (che dopo la sparizione della moglie si è subito installata nella magione di famiglia) Sara Calzolaio, mettendo di mezzo i figli che assurdamente difendono un padre a parere dei giudici colpevole fino all’osso dell’assassinio di Roberta, deprecando i colpevolisti, rei di non aver capito, di non aver creduto, di essere poco oggettivi…
Le chiacchiere stanno a zero, però, non solo c’è un testimone oculare ma anche una semplice domanda a cui rispondere: dove stava andando una donna in una mezzanotte invernale in pigiama e pantofole? Voleva espatriare? Senza documenti o portafoglio? O forse voleva scappare da un marito che, a sentire lei stessa, aveva tentato di ucciderla qualche giorno prima?
E, poi, se non Logli chi? Chi ha ucciso Roberta Ragusa? Chi aveva un motivo per farlo? Vi rispondo io senza che vi incomodiate, nessuno. C’era già un marito con un alibi traballante ma, soprattutto, con il doppio movente: non solo quello economico di rilevare l’autoscuola ma anche quello passionale perché, ricordiamolo, Logli aveva da anni un’amante e, probabilmente, da uomo codardo qual è, ha ben pensato che lasciare la moglie era troppo controproducente (la casa, l’azienda, i soldi, i figli…), meglio farla fuori e ricominciare da capo una vita con la giovane e bella Sara…

Ma Carmelo Abbate no, non ci sta, prosegue con l’analisi e anche di fronte alla prova dell’esitazione di Logli davanti alle telecamere di Chi l’ha visto (non avrebbe dovuto sapere a che ora era sparita la moglie in quanto aveva detto di aver scoperto il tutto al risveglio, verso le 6:45) trova alibi, scuse, giustificazioni.
Ho trovato poco professionale questo comportamento, capisco che vi siano molte ingiustizie giudiziarie ed errori grossolani commessi dalla legge ma in questo caso non esiste nessun attenuante e il colpevole è lampante come il sole a mezzogiorno!

Nonostante, quindi, le puntate su Logli mi abbiano lasciata amareggiata, devo dire che ho apprezzato molto le altre: il caso di Yara viene trattato con puntualità di fonti e viene spiegato anche molto bene l’affaire incasinatissimo del DNA mitocondriale. Ammetto che finalmente sono riuscita a capire a fondo la questione e, anche in questo caso, non posso che continuare a pensare che gli appelli di Bossetti alla corte di Strasburgo siano alquanto offensivi e inutili.

Le puntate su Marco Vannini sono state molto dure: Carmelo Abbate è partito per LaDispoli ed è andato a casa dei genitori per farsi raccontare la verità e la loro reazione alla sentenza di appello (che verrà ribaltata poi dalla cassazione qualche anno dopo). Ho scoperto cose nuove e nessuno mi può impedire di pensare che lo sparo sia stato intenzionale perchè esisteva un movente: Martina, infatti, era molto contrariata dal fatto che Marco volesse entrare nei carabinieri e partire militare, anzi, era furente e, come mandante di una spedizione punitiva, potrebbe aver incaricato suo papà di eseguire un’intimidazione utilizzando uno dei simboli della vita militare, ossia, una pistola.
La macchinazione infernale per ritardare i soccorsi non fa altro che confermare questo pensiero di Carmelo Abbate (che io condivido).

Roberta Ragusa

L’aspetto più drammatico del podcast, però, è la recitazione da parte di un’attrice dei messaggi che la madre di Yara lasciava in segreteria al cellulare della figlia nel periodo tra la sparizione e il ritrovamento del cadavere: sono frasi che Bossetti dovrebbe tenere sempre a mente, perchè quella disperazione è così profonda che nessuna condanna potrà mai sanarla. I genitori di Yara, infatti, come dice il loro legale, non hanno senso di vendetta né rabbia semplicemente perché sanno che nulla e nessuno potrà mai portare indietro la loro bambina. Una storia agghiacciante, davvero terribile da ascoltare…

Mi è piaciuto questo podcast, quindi? Nì, devo ammettere che da appassionata di true crime è stato interessante e “facile” ascoltare le parti che mi trovavano d’accordo ma mi hanno punto sul vivo gli episodi in cui Carmelo sbandierava l’innocenza di Logli.

Ascoltatelo, quindi, se avete la forza di affrontare fattacci veramente brutti che hanno portato sofferenza e devastazione e, soprattutto, se vi siete già formati un’opinione stabile…Carmelo Abbate è molto abile nel far vacillare le sentenze già scritte ed emesse.

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Scheda Podcast

Titolo: Il caso non è chiuso

Autore e Narratore: Carmelo Abbate

Episodi: 11

Piattaforma: Storytel

Voto: 3/5