Australian Working Holiday: l’esperienza di chi l’ha vissuto

Australia sulla cartina

A me viaggiare non piace.

Mi spiego meglio, ritengo che conoscere nuove culture sia meraviglioso e che la curiosità di scoprire il mondo sia il sale della vita ma è proprio perché amo troppo la scoperta che viaggiare mi fa male: i ritorni mi rattristano, mi affeziono così velocemente ai luoghi nuovi, mi entrano dentro, mettono radici in me in così poco tempo che, quando arriva il momento di tornare a casa, il cuore mi si spezza.

Ovunque io sia andata ho lasciato un piccolo frammento di cuore per cui intraprendere un viaggio, per me, significa decidere di soffrire con consapevolezza.

Per questo motivo spesso mi nutro dei viaggi degli altri, pongo tante domande, mi piace vedere il mondo attraverso gli occhi altrui risparmiandomi la tristezza dell’ultimo giorno di vacanza.

Questa intervista è nata proprio dalla mia curiosità e, ovviamente, dalla disponibilità dell’intervistato che ha affrontato un lunghissimo viaggio in Australia e che, ora, ci racconterà, attraverso le sue esperienze, la vera natura di questa Terra sconosciuta ai più.

Marco Pestrin è uno dei tanti giovani italiani che ha preso la decisione di soggiornare in Australia per lavoro o per studio: vivere in un altro Paese del mondo, abituarsi alle regole di una società diversa, imparare la lingua del posto, conoscere cose nuove sono attività importanti a tutte le età e ho voluto omaggiare, con questa piccola chiacchierata, tutti i viaggiatori del mondo perché chi viaggia ha molto coraggio, ve lo assicuro.

Detto questo, buona lettura!

1)Parto dalla domanda che mi incuriosisce di più: in un primo tempo, ero molto perplessa circa la visione dell’Australia rispetto all’immigrazione. Come, d’altronde, saprai meglio di me, l’Australia non è sicuramente una nazione assistenzialista ma, anzi, propone un modello di “lavoro utile” dell’immigrato che, se da una parte può apparire xenofobo, d’altro canto permette, de facto, al Paese di tutelare e preservare una produttività maggiore rispetto ad altre società civili.  Ovviamente questa è una domanda politica: quello che davvero voglio chiederti è cosa ne pensi circa l’immigrazione “controllata” dell’Australia rispetto a quella a dir poco sregolata dell’Italia che, però, ha un patrimonio storico e culturale a dir poco superiore al, cosiddetto, continente “giovane”.

Sono pienamente d’accordo su come l’Australia gestisce i flussi migratori in quanto sono severi al punto giusto. Molte persone da tutte le nazionalità (tra cui anche italiani) vedono l’Australia come un ottimo modo per guadagnare qualche soldo in più in quanto gli stipendi sono tra i più alti al mondo. Allo stesso tempo il governo cerca di portare i propri lavoratori su determinati settori o determinate zone geografiche per poi “premiare” il lavoratore con un estensione del visto. È così che funziona il visto working-holiday. L’Australia ha voluto iniziare questo progetto poiché c’era bisogno (e c’è tutt’ora) di molta forza lavoro per mestieri manuali in quanto è un terreno ricco di materie prime. Per diverse ragioni però tutto ciò non può essere fatto in paesi come l’Italia.

2)L’Australia presenta una densità abitativa pari a 2,6 persone per chilometro quadrato, rispetto alle 202 circa dell’Italia. Come hai vissuto questo cambiamento? Si percepisce, da turista italiano, un isolamento maggiore?

Se si vive in città come Sydney, Melbourne o Brisbane è come andare in una qualsiasi altra città metropolitana al mondo. Il cambiamento non si percepisce. Ci sono molte piccole cittadine in mezzo all’Outback che per raggiungere la successiva bisogna fare diverse ore di viaggio. Questa cosa mi ha stupito in quanto nello scenario italiano non è una cosa possibile. Sicuramente questa situazione crea dei problemi logistici e l’Australia cerca di ottimizzare i costi. In questo momento mi vengono in mente i camion a 4 rimorchi tipici australiani. Oppure mi ricordo quella volta che ero partito con la corriera da Adelaide per andare ad Alice Springs: dietro avevamo messo un rimorchio contenente dei pacchi da consegnare nei luoghi isolati strada facendo: proprio come un servizio di corriere espresso.

foto corriera in viaggio

3)Altra domanda politicamente complessa ma curiosa: l’Australia è molto vicina al continente Asiatico e molto isolata rispetto all’Europa e agli USA, nonostante ciò è caratterizzata da una politica fortemente occidentalista. Hai avuto modo di comprendere, parlando anche con la popolazione autoctona, le ragioni di tale orientamento?

Penso sia più una ragione storica in quanto i primi coloni a popolare il paese furono gli inglesi e loro hanno dato uno stampo iniziale a tutto.

4)Gli Italiani hanno, da sempre, scelto l’Australia come mèta per cambiare vita e trovare nuove prospettive lavorative. I flussi migratori di Italiani, però, hanno visto un aumento esponenziale dopo la crisi economica del 2008: cosa ne pensi? Ritieni che l’Australia e la sua “inospitalità” siano solo una facciata e che, invece, come terra offra numerosi sbocchi, perlomeno lavorativi?

A livello di crescita professionale la reputo uguale all’Italia, però sotto l’aspetto retributivo sicuramente vince. Magari non come 10 o 20 anni fa ma penso che tutt’ora sia una buona meta per nuove prospettive lavorative. Comunque ci tenevo a precisare che questa immigrazione viene da parte di tutto il mondo, non solamente dall’Italia.

5)Domanda: l’Australia è un paese razzista?

Io ho percepito tanto razzismo. Generalmente nelle posizioni lavorative si è molto selettivi anche sull’etnia della persona. Noi siamo abituati a mettere la foto nel curriculum. Li invece non si mette per convenzione.

Anche le numerose restrizioni d’immigrazione, se viste sotto un certo aspetto, risultano razziste da parte del governo.

6)Hai conosciuto, durante il tuo viaggio, aborigeni? Se sì, hai qualche aneddoto interessante da condividere? Sai dirci se, rispetto alla popolazione non nativa, gli aborigeni hanno caratteristiche peculiari e/o sono integrati nella società australiana?

Inizialmente gli aborigeni erano parte della flora e della fauna australiana. Non erano censiti ed erano privi di documenti. Dopo un referendum, nel 1967, il governo ha riconosciuto la popolazione aborigena finanziando pure per loro un salario minimo. Al giorno d’oggi il governo australiano sta tentando di integrare il più possibile queste persone. Attualmente attivi ci sono dei centri di integrazione nell’Australia del Sud e nel Territorio del Nord con l’obiettivo anche di conservare la loro cultura locale.

Non ho conosciuto le persone aborigene in quanto tendono a isolarsi con il resto della popolazione però ho avuto modo di parlarci in modo superficiale.

Loro hanno molti problemi legati all’alcol e con gli zuccheri in quanto geneticamente sono diversi da noi. Lo scenario è alquanto plateale. Ricordo quando ero a Coober Pedy che le persone aborigene venivano da me con la bottiglia di plastica vuota chiedendomi del vino. Oppure ho ancora impressa nella mia mente la via principale di Alice Springs: piena di persone aborigene con gelati, bibite gassate o birre.

foto con aborigeno

7)L’Australia è uno dei pochi Paesi al mondo che, dopo un referendum ufficiale, ha scelto di mantenere lo status di Monarchia rifiutando la trasformazione in Repubblica: sei riuscito, nella tua esperienza, a capire cosa ne pensano gli Australiani rispetto allo status quo politico?

Durante le elezioni parlamentari di maggio 2019 ero ospite da una famiglia australiana e nonostante ciò, purtroppo, non sono riuscito a farmi un idea sulla politica australiana. Posso confermare che come in Italia risulta molto difficile da comprendere.

8)L’Australia è uno dei pochi paesi che si è messo in gioco seriamente per la difesa della biodiversità: la fauna e la flora australiane, infatti, sono state, per molto tempo, distrutte dalla “mano” dei colonizzatori. Cosa ne pensano le persone che hai incontrato della tutela dell’ecosistema australiano? In Australia davvero la popolazione è attenta all’ambiente e all’impatto delle proprie azioni su di esso?

Nei boschi australiani sono tipici gli incendi. Succede che vengono accesi fuochi controllati per evitare che quelli naturali prendano forma incontrollata. Questa cosa ho potuta vederla con i miei occhi più volte.

9)Ultima domanda dedicata a chi volesse intraprendere un viaggio in Australia: è vero che le persone che entrano in questo Paese devono certificare la loro salute fisica rispetto a certe patologie? Ed è vero che ottenere il “visto” è molto complicato e che esistono delle liste di lavori richiesti a cui i viaggiatori devono attenersi per sperare di avere il permesso di soggiornare in Australia?

Non è vero che bisogna certificare la propria salute fisica.

In merito al visto dipende quale intendi. Il primo visto working-holiday viene accettato immediatamente dopo la richiesta. Per uno skills-visa non sono sicuro ci siano delle liste d’attesa ma ci sono dei requisiti minimi particolari per richiederlo. Per gli studenti, invece, non ci sono grossi problemi.

Un problema che ho sentito da molte persone è il riconoscimento della laurea. Oltre ad essere un procedimento lungo, è pure molto costoso.



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