“Stupore e tremori” di Amélie Nothomb

Ho scoperto Amélie Nothomb per caso, seguendo una di quelle pagine Facebook che ripropongono citazioni dotte di scrittori famosi.

La frase:

“– Lei è un pazzo furioso. –

 – Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale!”

mi ha colpito nel profondo perché è un po’ il riassunto della mia vita di incompresa cronica.

Così sono andata a informarmi, a scoprire chi fosse questa Nothomb. Ho spulciato tra i suoi libri, tra le sue frasi, ho letto citazioni e alla fine ho scelto di leggere un libro tra quelli che ha scritto (ne pubblica uno all’anno nel mese di Agosto): ho optato per “Stupore e tremori”, un romanzo che ho cominciato a leggere con voracità e che ho finito in un battibaleno.

No, la Nothomb non è una scrittrice per tutti: la sua ironia, il suo sarcasmo sono adatti a menti sottili, menti sensibili.

Il romanzo che ho letto tratta di una situazione paradossale: sembra, infatti, che la Nothomb, assunta in una importante multinazionale giapponese, lei che è perfettamente bilingue essendo nata e cresciuta proprio in Giappone, sia stata vittima di un mobbing sempre più infernale che la portò ad essere declassata da impiegata a guardiana dei cessi.

Lo dico con veemenza per far capire la portata dell’umiliazione.

Il romanzo, però, non è una sequela di lamentele e di autocommiserazioni: è un vero e proprio capolavoro.

Lo sguardo ironico della protagonista ci accompagna in ogni pagina: il rapporto con i superiori, disastroso, il dubbio di non essere all’altezza, di essere una minorata mentale vengono scandagliati con lucidità e raziocinio.

Molto spesso si pensa che il mobbing non esista, che sia l’incompetenza a causarlo: è un problema oltremodo sottovalutato che, però, in questo libro viene analizzato con realismo.

La protagonista, Amélie per l’appunto, viene tartassata in ogni modo e umiliata nella sua umanità ma nemmeno per un momento si arrende, anzi, la resistenza diventa una gara con se stessa e un adeguamento alla mentalità giapponese, molto diversa da quella occidentale, e non per niente caratterizzata da stoico eroismo e velleità suicidarie.

Ne traspare il ritratto di una società , quella nipponica, fortemente maschilista, stakanovista e, soprattutto, anti-occidentale: gli occidentali agli occhi dei giapponesi sono degli indolenti, degli ignavi, degli incompetenti capaci solo di sudare e dimostrare la loro volgarità, le donne, agli occhi sempre attenti dei giapponesi, sono un peso, una zavorra, esseri sub-umani da vessare e a cui ricordare costantemente come essere nata con una vagina sia una colpa tremenda.

La voce della scrittrice, quando parla della condizione della donna in Giappone si fa irosa e non stento a credere che tutto ciò che la Nothomb ha scritto sia vero: l’oriente è quanto mai lontano dal nostro modus vivendi. Per la Nothomb non deve essere stato facile crescere in Asia, a causa del lavoro da diplomatico del padre, non deve essere stato facile adeguarsi ad una società così rigida e così ostile allo straniero. Per questo la ammiro, la ammiro anche perché ho scoperto che ha sofferto di anoressia e ha superato il suo disturbo alimentare. La ammiro per questo suo modo di scrivere sognante ma allo stesso tempo duro come la terra sulla quale sbattiamo ogni giorno i piedi, non mi viene un’immagine migliore di questa perché la scrittura della Nothomb è reale, è fatta di carne e di parole sincere. Questa sincerità quasi puerile e questo solo apparente stile naif  la rendono per me una scrittrice da invidiare e da imitare.

Consiglio, perciò, a tutti questo romanzo che si legge come bere un bicchiere d’acqua e che, però, resta dentro e si installa nel cuore, nello spazio che c’è tra compassione, empatia e immedesimazione.

Perché tutti noi siamo stati almeno una volta nella vita svalutati, derisi e declassati, tutti abbiamo subito soprusi sul lavoro e, quindi, sarà facile trovare forza nelle parole della scrittrice che, dopo essere stata mortificata, avvilita e additata come handicappata, ci racconta l’epilogo della storia, le sue dimissioni e un romanzo nato dalla sua vena creativa subito dopo questa esperienza e diventato best-seller mondiale.

Penso che tra tutti i complimenti ricevuti dalla Nothomb per il suo  romanzo quello di Fubuki Mori,  sua responsabile e aguzzina, sia stato quello più gradito.

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