SHOA significa CATASTROFE

shoa significa catastrofe

La giornata della memoria è un po’ come San Valentino, come il giorno di Natale: qualcuno ha scelto, al posto nostro, un giorno dell’anno dedicato al ricordo, all’amore, all’essere più buoni.

Il messaggio che, molto spesso, ne deriva è: per il resto del tempo fate ciò che volete.

Non fraintendetemi, è importantissimo che lo Stato (uno Stato come il nostro, poi, che si è ricoperto di vergogna a causa dell’emanazione delle leggi razziali nel 1938) abbia deciso di dedicare un giorno alla memoria della Shoah, è importantissimo, davvero, ma stamattina vedere tutta la bacheca di Facebook cosparsa delle solite frasi, cercate in Google, prese a caso, per abitudine, mi ha fatto tristezza.

Penso che per il resto dell’anno nessuno pensi ai lager nazisti ed è una cosa facile, perché pensarvi può rovinare facilmente la digestione, può causare enorme sofferenza, il senso di impotenza che ne consegue è qualcosa di veramente tragico. Noi giovani non apparteniamo a quella generazione e, probabilmente, non possiamo nemmeno comprenderla: ci sono stati enormi torti, ci sono stati atti di vergognosa ignavia ma c’era anche una cultura di massa viziata nocivamente dalla propaganda, ammalata, tenuta al buio, nell’ignoranza, mantenuta all’oscuro. Si pensa che l’emergenza sia finita, si pensa che cose del genere non avverranno mai più, si ricorda solo quando si deve ricordare, un giorno all’anno, si combatte l’antisemitismo ventiquattro ore e, poi, si lascia stare, non ci si pensa più.

Io, invece, fossi in voi ci penserei.

Rifletterei sul fatto che un movimento politico (se vogliamo chiamarlo così) come Casapound non sia riuscito ad entrare a far parte della lista dei candidati alle elezioni per appena 15 firme. Solo 15 firme. Quante ne servono in totale? Duemila, tremila in alcuni casi, dipende dalle circoscrizioni. Bene. In Italia ci sono stati circa 2000 uomini e donne che hanno firmato per poter votare Casapound.

rivolta in piazza

Due giorni prima della scadenza per la presentazione delle liste, un blitz dei Ros a Napoli ha portato alla luce fatti sconcertanti: dieci esponenti di estrema destra sono stati arrestati, tra questi anche Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore Michele Florino), candidata col movimento CasaPound alle prossime Politiche. Nel corso dell’operazione, i carabinieri hanno sequestrato la sede in cui gli indagati si riunivano, l’ex sezione “Berta” del Msi in via Foria, a Napoli.

 

Leggevano e commentavano “Mein Kampf” e dalle intercettazioni è emerso che alcuni di loro stavano progettando di stuprare una studentessa universitaria ebrea.

Sì, sì, avete capito bene: leggevano il sommo maestro Hitler e volevano violentare una ragazza ebrea.

In questo caso direi che la bocciatura della corte di Appello di Perugia nei confronti del movimento CasaPound sia stata salvifica: certamente tutti i movimenti politici hanno il diritto di presentarsi alle elezioni e, certamente, CasaPound non avrebbe mai raggiunto un numero di voti che le permettesse di ricoprire un ruolo di rilievo in Parlamento ma la nostra è una costituzione antifascista e il fatto solo di aver permesso a Casapound di concorrere alle elezioni sarebbe stata una legittimazione da parte dello Stato, una legittimazione vergognosa, un riconoscimento che avrebbe fatto rivoltare De Gasperi nella tomba e anche tutti quei partigiani che hanno dato la vita per liberare l’Italia dall’orrendo abisso in cui il partito nazionale fascista e il suo leader Mussolini l’avevano fatta precipitare.

CasaPound è un movimento furbo, ambiguo, che sta cercando di darsi una patina perbenista: se sentirete mai parlare il suo leader Gianluca Iannone in televisione sarete testimoni del fatto che non si abbasserà mai a dire “noi vorremmo che gli ebrei bruciassero nei forni” oppure “odiamo tutti i diversi e li vorremmo mettere in un lager” come uno si aspetterebbe. Parlerà delle loro frequenti missioni in Africa per aiutare i poveri e bisognosi (probabilmente, per ricostituire l’impero in Abissinia…), degli aiuti offerti dal movimento durante il terremoto in Abruzzo e anche in Emilia (verissimo, ai tempi si guadagnorono anche il plauso delle autorità locali e da quel momento costituirono una sorta di autonoma sezione da affiancare nei momenti di emergenza alla Protezione civile, “La salamandra”), della proposta di leggere “Tempo di essere madri” che vorrebbe fornire un valido aiuto alle madri lavoratrici, ma, non dirà nulla in merito alle azioni dimostrative che consistono, solitamente, in occupazioni abusive di edifici, non menzionerà le violenze e le intimidazioni nei confronti di esponenti di associazioni di sinistra, non commenterà gli scontri di piazza da parte del Blocco Studentesco (ossia il movimento CasaPound presente all’interno delle scuole e delle università), non parlerà nemmeno dell’attacco incendiario alla Casa del Grande Fratello nel 2010 (e voi direte, ben gli sta a quei cretini, ma io, invece dico che nulla giustifica la violenza, nemmeno la ributtante idiozia di un esercito di giovani stupidi e incapaci).

E, poi, leggo da Wikipedia:

“Il fondatore e presidente dell’Associazione Gianluca Iannone nel 2009 è stato condannato in primo grado a 4 anni per aggressione ai danni di un carabiniere in borghese durante una rissa.

uomo bianco e nero

Palladino, dirigente di CasaPound Italia del IV Municipio di Roma, viene condannato a 2 anni e 8 mesi per l’aggressione ad alcuni esponenti dei Giovani Democratici.

Le sedi e i militanti di CasaPound sono stati oggetto di diverse azioni violente, fra cui l’incendio della sede di Bologna, il danneggiamento della sede di Pistoia, l’aggressione degli occupanti, alla sede di Cuneo.

A Napoli, in occasione dell’occupazione di un ex-convento da parte dei militanti di CasaPound, si sono protratti per giorni episodi di violenza tra opposti schieramenti.”

Vi basti sapere che nel 2011 il vicepresidente di Casapound Andrea Antonini è stato gambizzato e che nello stesso anno un militante di Casapound è uscito di casa armato e ha sparato addosso a due senegalesi uccidendoli.

La violenza: ecco, su cosa si fonda CasaPound Italia.

E, nonostante Iannone ami affermare di essere “Un fascista sì, ma del terzo millennio.”, io penso che non possa esservi progresso in un’idea retrograda, sbagliata, illogica e disumana come il razzismo.

Il razzismo, l’antisemitismo, l’omofobia non sono cose giuste, punto. Non è che se le affronti in maniera diversa, le spieghi da un altro punto di vista diventano vere o giustificabili.

Si rifanno alla Carta di Verona, loro, citano Ezra Pound e i suoi Cantos (senza, probabilmente, averli letti o, come minimo, compresi), affermano di aver superato la dicotomia di Destra e Sinistra, dichiarano di aver preso il buono dal Fascismo, inneggiano al ritorno della dittatura, probabilmente, inneggiano anche alle meravigliose e giustissime operazioni di bonifica di Mussolini dimenticandosi di ricordare il resto, dimenticando il piccolo particolare ideologico per cui se non eri fascista non lavoravi e se ti permettevi di dissentire nel migliore dei casi eri ignorato, nel peggiore ucciso a randellate.

Ricordando un giorno all’anno gli orrori della Shoah si finisce col cedere a facili nostalgie, quindi, non mi sono stupita stamattina nel leggere sui giornali la solita boutade di Berlusconi che oggi millantava “le molte cose buone di Mussolini.”

Non sono cose da dire queste, non ora, non adesso che la crisi sta portando tutti alla disperazione perché la disperazione non permette di vedere il grigio, le sfumature: per una persona che non sa come arrivare a fine mese l’odio è la migliore e più facile delle soluzioni, l’odio è un modo per scaricare la rabbia, l’umiliazione su qualcun altro. Non sono cose che un politico dovrebbe dire e mi vergogno di ascoltarle perché, come ho sentito dire dal giornalista Andrea Scanzi stamattina, probabilmente l’unica cosa buona che ha fatto Mussolini è stata morire e non era una cosa che il grande dittatore avesse desiderato particolarmente.

numero su braccio

Non lo dico io ma i sondaggi: i movimenti di estrema destra stanno attirando sempre più proseliti perché sono la valvola di sfogo di un popolo che non ne può più delle solite prese in giro, non ne può più di Bersani che promette di trovare una soluzione agli esodati e che invita a votare il suo partito solo per non far vincere la destra, non ne può più delle pagliacciate di Berlusconi, non ne può più dello scandaloso e rivoluzionario Vendola che, poi, pur di sedersi in parlamento, sarebbe capace di allearsi anche con Ratzinger, non ne può più di essere un Paese ridicolo che sta andando a rotoli.

Per questo i movimenti come Casapound mi fanno paura: il partito nazista è salito al potere quando la Germania era devastata dall’inflazione e i bambini giocavano a costruire castelli con le banconote che non valevano nulla, la gente andava a comprare il pane trasportando un carretto ricolmo di cartamoneta, la moneta era solo carta da stracciare; il partito fascista è salito al potere nel momento più drammatico della politica italiana pre-seconda guerra mondiale,  un momento in cui lo Stato Liberale era franto in milioni di voci diverse che non sapevano accordarsi per pacificare le piazze devastate dagli scontri tra fascisti e comunisti e socialisti.

Quando c’è divisione, quando c’è estrema povertà, lì nasce la tirannide, lì il dispotismo mette radici: la scelta del male minore è già un allarme rosso, perché quando un uomo è disposto a scegliere una cosa che non va bene pur di continuare ad avere una speranza, la libertà è morta, la giustizia è morta.

Ne ho conosciuti molti di ragazzi che inneggiavano agli antichi fasti del Fascismo, che auspicavano il ritorno del manganello e dell’olio di ricino, che tenevano nel portafoglio la foto di Mussolini, che votavano Forza Nuova, che insultavano i ragazzi di colore, che si divertivano a scarabocchiare i muri con “Viva il Duce”; molti di loro erano ragazzi acculturati, spesso bravi a scuola, conoscevano a menadito l’economia, la storia era la loro materia preferita: studiavano ma non capivano niente, ho sempre pensato che non fossero intelligenti, ho sempre pensato che sarebbero diventati i successori di quegli uomini bianchi che avevano reso questo mondo peggiore.

I negrieri, gli ufficiali nazisti, i comunisti staliniani, i coreani del nord, tutti quegli uomini che, nel tempo, hanno infangato la democrazia e l’umanità ergendosi sopra a qualcosa, a qualcuno, in certi casi, a tutto e a tutti.

bandiere in piazza

Se c’è qualcosa di orribile, in questo mondo, l’abbiamo creato noi. Se qualcosa nel pianeta Terra ci fa schifo: la colpa è nostra.

Non mi sento innocente per Auschwitz anche se non c’ero, anche se non ero nata: mi sento colpevole come membro della razza umana e non voglio smettere di avere paura che qualcosa di simile possa riaccadere.

Perché qualcosa di simile accade: Google Earth ha permesso l’avvistamento, in Corea del Nord, di numerosi campi di concentramento per dissidenti, per non parlare di ciò che, mentre io sono qui a scrivere, sta accadendo in Africa, mentre io me ne sto qui probabilmente due miliardi di persone si stanno imponendo spregiudicatamente su qualcun altro, stanno cercando di dominare qualcuno, di prevalere, stanno sottraendo libertà ad un altro essere umano a loro uguale ma, chissà perché, da considerare diverso per buona parte della popolazione mondiale.

Così io oggi ricordo tutte i soprusi del mondo, tengo bene a mente le facce di coloro che pensano che quattro calci risolvano più velocemente le questioni, mi imprimo nella mente il ricordo di coloro che ho sentito avvallare le tesi fasciste, ricordo le donne bruciate vive in India o nei paesi di religione musulmana,  tengo a mente l’eccidio dei pesci e degli animali sottoposti all’allevamento intensivo, ricordo tutte le cose e le persone a cui togliamo libertà, a cui togliamo la vita senza chiedere il permesso convinti che sia giusto così perché è così che si è sempre fatto.

 

E ricordo Primo Levi che un giorno scrisse:

Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine.” e penso, con estrema disperazione, che forse il nostro tempo è arrivato ma che farei di tutto perché non dovesse essere così.

foto uomo con occhiali

PROMEMORIA PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA:

Per capire realmente quali furono le cicatrici riportare dai superstiti dopo la liberazione è, però, necessario esplicitare quali furono i trattamenti riservati agli internati nei lager.

Con il termine lager (in tedesco sia “campo” che “magazzino”) s’indica un campo di concentramento in cui si esercita una stretta sorveglianza su un considerevole numero d’individui (dalle SS chiamati “pezzi”).

I lager comparvero quasi contemporaneamente alla presa del potere da parte dei Nazisti in Germania ma, inizialmente, furono ideati per rinchiudere solo i dissidenti politici.

Dachau fu il primo campo di concentramento (creato da Himmler il 20 marzo 1933 come luogo in cui detenere i comunisti e gli oppositori del regime), questo divenne il lager modello su cui poi vennero costruiti tutti gli altri.

La persecuzione ebraica fu quella caratterizzata da una maggiore efferatezza: dietro il problema dell’ “infezione ebraica” non c’era solo il razzismo ma anche motivi economici.

Gli ebrei infatti controllavano la maggior parte delle banche tedesche.

Il regime strumentalizzò la posizione degli ebrei facendo leva sui sentimenti antisemiti diffusi, fornendo, in questo modo, un capro espiatorio interno ma, tuttavia, “diverso”.

Il lager era parte integrante della concezione nazista dello stato: esso diventò ben presto lo strumento di azione politica che, considerando l’avversario come nemico assoluto, ne imponeva l’annientamento.

Inoltre, il lager riproduceva il terrore come strumento di potere suddividendo gli inferiori dagli eletti; in questo senso la “schiavitù degli inferiori era considerata condizione di felicità per i pochi “eletti”.

La distruzione fisica e morale del “nemico” si presentò come un processo condotto per tappe successive e graduali. Tale processo, che richiedeva un’efficiente macchina amministrativa, si sviluppo secondo uno schema definibile:

1) definizione del soggetto da distruggere;

2) espropriazione dei beni al soggetto da distruggere (la cosiddetta “arianizzazione” dei beni del nemico);

3) concentramento nei lager dove la psicologia avrebbe giocato un ruolo fondamentale: distruggere l’umanità del deportato e, in questo modo, rendere tollerabile agli occhi del popolo, e del soldato che uccideva, lo sterminio.

Approfondiamo ora le condizioni  proibitive a cui i deportati erano sottoposti nei lager:

1) la sottile casacca carceraria non proteggeva gli internati dal freddo, i cambi di biancheria erano mensili ciò, naturalmente, era causa della diffusione di epidemie come il tifo, la scabbia e la febbre tifoidea.

2) Molti malati non venivano accettati negli ospedali per il sovraffollamento: in tali situazioni i medici delle SS conducevano periodicamente delle selezioni per fare in modo che i più deboli o senza speranze di guarigione venissero deportati nelle camere a gas oppure soppressi in ospedale con iniezioni di fenolo al cuore (per questo motivo l’ospedale veniva soprannominato “anticamera del crematorio”).

foto bambini denutriti

3) Un ulteriore mezzo di sterminio era il lavoro: inizialmente i deportati lavoravano all’ampliamento del campo, livellando il terreno, costruendo baracche e canali di prosciugamento ma, in un secondo momento, vennero utilizzati come manodopera a basso costo per l’industria del III Reich (fabbriche per la produzione di gomma sintetica, raffinazione benzina).

4) Durante il ritorno al campo delle squadre di lavoro, i morti e i feriti venivano trasportati su carriole e carri.

5) La denutrizione contribuiva ad aumentare il numero di morti all’interno del lager: il valore energetico della razione quotidiana di un detenuto era 1300-1700 calorie mentre le ore di puro lavoro erano più di undici.

Il vero orrore dei campi di concentramento stava nel fatto che gli internati una volta usciti e scampati alla tragedia, rimanevano comunque tagliati fuori dal mondo dei vivi ancora più efficacemente poiché il terrore impone l’oblio.

L’orrore che i superstiti portarono con loro rimase sempre inspiegato agli occhi degli altri perché non poté mai essere pienamente descritto, nè compreso.

E’ importante ricordare che dai campi di sterminio tornò solo un deportato su dieci.

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