SCIACALLI, WEBETI E CALAMITÁ NATURALI

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immagine del terremoto a ischia

Che una scossa di magnitudo 4.0, quindi, di moderata entità, possa provocare morte e devastazioni come è successo ad Ischia il 21 Agosto scorso non è concepibile. In un paese normale non è sicuramente ammissibile. Ma io oggi non sono qui per parlare di disastri ambientali oppure di speculazione edilizia.
Voglio, invece, commentare l’incredibile e sconvolgente tafferuglio che è nato dopo questo evento, mi riferisco a quegli sciacalli del web che si sono messi lì davanti alla tastiera a digitare con disinvoltura le loro sciocchezze:

Quando le ho lette, devo dire che sono rimasta allibita: conosco la bassezza della natura umana ma non pensavo arrivasse perfino ad inneggiare all’eruttazione del vesuvio e alle migliaia di morti che causerebbe.
Ovviamente, si è scoperto che sono profili fake ma non posso non ricordare che dietro un profilo fake si celi comunque una persona e non un robot malevolo sopprimibile con un tasto on/off.
Quindi, ci sono persone (e questo non è un caso isolato) che nascoste dietro a false identità scrivono le frasi più becere e inaudite sui social convinti (a ragione) di farla franca e fomentando gli animi già abbastanza surriscaldati del resto degli internauti che utilizzano questi mezzi di aggregazione ormai solo per prendersela con qualcuno.
Quelle voci fake che vanno a solleticare pensieri più comuni di quanto dovrebbero essere in un paese civilizzato sono il male.
Poi, a questi si aggiungono coloro che la prendono larga, che partono dal presupposto che no, questi “terroni” non sanno fare altro che lamentarsi e giocano sulla magnitudo per ricevere gli aiuti, quindi, no, i dati sono falsi, la magnitudo è molto più bassa.
Ecco, quelli sono ancora peggio ma sicuramente tutti hanno perso il senso del rispetto delle persone, ovviamente difficile da mantenere quando sei dietro ad uno schermo, protetto da un possibile anonimato e sicuro di andare incontro al sentire di molti come te.
Stiamo parlando di quelli che il buon Mentana definisce Webeti, gli Ebeti digitali che sparano fesserie con sicumera, il cui egocentrismo valica i limiti della decenza.
Ma perché è tanto diffuso questo comportamento? Perché non esiste più nessun tipo di solidarietà?
Sono convinta che molti timidoni della rete abbiano apprezzato quelle frasi di scherno senza aggiungere la propria opinione razzista, assentendo in silenzio a quelle frasi vergognose.


L’Italia è un paese fortemente razzista: ci sono quelli che non vogliono le persone di colore nel loro stabilimento balneare, quelli che non vogliono assumere neri, quelli che escludono dai concorsi canori ragazzine che hanno la colpa di non essere italiane…e, potrei continuare, potrei parlare della gente che incontro, quelli che non vanno a Napoli perché “Lì ti rubano anche le mutande”, quelli che “I terroni non hanno voglia di lavorare”, potrei parlare di me, così influenzata fin da piccola da questi diktat che, volente o nolente, me li sono ritrovati cuciti addosso, sottesi alle azioni di ogni giorno come camminare per la strada o salire su un autobus.
Questo razzismo ancestrale che non è solo al nord ma che al nord si riversa su tutti in maniera indiscriminata è uno dei motivi principali per cui non siamo un popolo unito, mondiali di calcio a parte.
E succede, così, che la prossima disgrazia tocca a te e ti senti dire le stesse cose: te la sei voluta anzi, chissà che la prossima volta vada peggio.
Perché, ricordiamoci, siamo sempre il sud di qualcuno.
Tornando ai webeti e agli sciacalli della rete c’è poco da dire: le politiche semplicistiche di questi colossi digitali permettono a tutti di fruire di questi servizi, anche a manigoldi della peggior specie.
I servizi sono gratuiti come è giusto che sia ma non sono controllati: sui social si trova di tutto dal pedofilo al serial killer allo scimunito che inneggia al fascismo, è un mondo pericoloso al quale bisogna applicare dei filtri mentali.


Si comincia dai bambini, noi adulti, ormai, siamo talmente abituati a sentir parole negative contro neri e meridionali che ci diamo poco peso; si educano al rispetto, all’amore e alla condivisione con gli altri, si insegna loro di crescere e vivere con tutti i colori della pelle e tutti gli accenti, gli si dice che tutte le persone sono uguali anche se diverse.
Il mio è un appello alle mamme di oggi, affinché non crescano una generazione di persone irrispettose, pavide e razziste e per quanto riguarda i webeti già cresciuti, compriamo i pop corn e ridiamo delle loro cazzate.

A prenderli sul serio si fa il loro gioco.

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