SANREMO: le pagelle dei cantanti

Ed eccomi qui a fare la cosa più scontata del mondo: la pagella dei cantanti sanremesi.

Qualcuno di voi si potrebbe chiedere (come di solito mi chiedo sempre io quando leggo stroncature da parte di sedicenti critici musicali che, in realtà, sono laureati in enologia e di professione fanno i sommelier) che titoli ho per poter dare dei voti agli altri.

Nessuno, ahimè, ma ho qualche giustificazione: ho studiato cinque anni flauto traverso e, di conseguenza, solfeggio, so che cos’è una settima diminuita, distinguo un accordo maggiore da uno minore, so cantare, anche se lo faccio solamente a casa da sola utilizzando una pila da campeggio al posto del microfono, ascolto da sempre musica di ogni genere e tipo, senza razzismi (no, perché, volevo solo dirvi che se uno è razzista nei confronti della musica neomelodica, poi, è razzista sempre, se uno è razzista nei confronti di Valerio Scanu e della musica leggera o nei confronti dei talent in generale, poi, succede che scoppia una guerra e, magari, decide di rinchiudere chi non la pensa come lui in un campo. Hitler amava Wagner: quasi sicuramente boicottava le rappresentazioni del più nazionalpopolare, ma non nazista, Verdi.)

So chi è Nick Drake e, credetemi, non sono in tanti. A nove anni sapevo a memoria “Help” dei Beatles, a dodici “Staring at the sun” degli U2, a quindici, ai quizzoni musicali, stracciavo tutti, a venti ho davvero difficoltà a non ridere in faccia ai miei coetanei quando parlano di rock o punk senza sapere nulla di rock o punk, senza sapere nulla di musica, punto.

Detto questo, il mio curriculum dovrebbe essere abbastanza scarno e insensato per permettermi di dare questi benedetti voti.

Rullo di tamburi…Cominciamo:

MAX GAZZÈ: Zeppola-man. Ieri sera sembrava uno che fosse appena scampato dalla Perla Nera. Pirata “dentro”-legge, soprattutto, a quella del plagio: Battiato, Cristicchi, andando indietro fino a Radetzky.

Nemmeno nel look riesce ad essere originale: David Bowie si modificava il colore degli occhi già negli anni ’70.

Una cosa originale sarebbe stata portarsi un ratto al guinzaglio.

Ovviamente la critica lo osanna e anche quei quattro scimuniti che lo ascoltano pensando che, se non si capisce una mazza, allora un testo è bellissimo: ma, dopo Montale, il miracolo non è mai più successo. VOTO: 3

CHIARA: Faccia bovina. Con i capelli in giù pare Annette appena scesa dai monti. Sarà anche “minesca” ma finché Mina è viva, a cosa serve?

Da notare la canzone scritta da Bianconi che, probabilmente, sarebbe stata destinata al tritacarte ma, per fortuna, esiste Sanremo.

Per quanto mi riguarda questa Mina in versione rugbista, questa Heidi-Frankstein può tornare da dove è venuta: sui monti. VOTO: 3

MARTA SUI TUBI: Il cappellino nasconde la calvizie al cantante, cosa, che, per uno pseudo-alternativo, è un’onta. La stempiatura renderebbe umano chiunque, anche personaggi sub-umani come questi.

In realtà, la canzone mi è piaciuta ma mi piace oltremodo infierire su gente da luride conventicole.

Gente che non ha mai raggiunto il grande pubblico e di questo si fa vanto: non parla di mancanza di talento ma di “incomprensione”. Maaaacccerto.

Il mio sospetto è che il baffetto in realtà sia finto, sia attaccato con la colla vinilica.

Giusto per distogliere dalla, altrimenti netta, somiglianza al Sangiorgi. VOTO: 6

MALIKA AYANE: La Grace Kelly di Casablanca a me annoia particolarmente. I finti atteggiamenti da svampita quando ti costringono a castrarti i capelli per sembrare più giovane fanno pietà.

Le sopracciglia finte, poi, fanno paura ma sono un must, più o meno come la panza di Sangiorgi, suo mentore, che sguscia fuori dalle magliette girocollo.

Outfit penosi: si auspica per il futuro l’utilizzo di reggiseni.

Dopo una certà età e tre gravidanze (anche se abortite) non sono più un optional. VOTO: 4

MODÀ: Ma quanto urla il caro Kekko? Nelle interviste dice di picchiare duro la gente per strada, di essere un ganzo da bande messicane milanesi ma quando canta sono effluvi infiniti di sdolcinatezze.

Anche lui fa un po’ il verso ai Pooh e ha i denti piccoli: non mi piace la gente con i denti piccoli.

La canzone è poco melodica: qualità fondamentale per le spazzature pop-urol. VOTO: 4

 

 

MENGONI:Omogeneizzati gonfiati ad estrogeni a parte, sarebbe un bel ragazzo. Un bravissimo ragazzo. Talentuoso, molto talentuoso. Ma il suo metrosessualismo pop non mi ha mai convinto del tutto. Potrebbe essere molto più innovativo, anzi, innovativo e basta.

Invece canta con una voce alla Prince canzoni da mammola: canta, con una voce che inchioda la gente alle sedie, canzoni di merda.

Da notare la pronuncia della D e delle T: cose che neanche un’ adolescente in cerca di attenzioni il sabato sera.

Che odio gli stupidi baffetti l’ho già detto?

Anche le stupide canzoni per quello. VOTO: 5

ANNALISA: Vorrei stroncarla ma a me lei piace. Fisicamente, direi. Se fossi lesbica vorrei una ragazza come lei. La trovo proprio bella. Non per questo non vedo i difetti: ad esempio, gli abiti da collegiale, le gonne inguinali, i vestiti in stile uovo di pasqua o confetto matrimoniale.

La notizia del giorno è: se hai belle gambe puoi anche metterti dei pantaloni, soprattutto, se le gonne ti mettono a disagio (cosa che si nota benissimo in Annalisa.)

La voce io la trovo interessante ma le canzoni, ahimè, erano bruttine. VOTO: 5 +

 

 

ELIO E LE STORIE TESE: Geniali.

Avrei voluto che vincessero loro perché mi ricordano la mia infanzia e mio nonno che mi regalava le loro audiocassette ignaro del fatto che fossero piene di sconcezze.

Hanno portato lo spettacolo a Sanremo e hanno dimostrato che anche un gruppo secolare come il loro può essere veicolo di innovazione (più o meno come i Pooh).

Per quanto mi riguarda sono immortali. VOTO: 10

ALMAMEGRETTA: La prima volta che me lo sono vista davanti mi sono detta: ma da dove viene questo? Da Medina? Cos’è, il successore di Maometto?

Oltre alla sensazione di terrore data dalla paurosa somiglianza ad un talebano, non mi ha lasciato molto altro: poi, ho scoperto che, in realtà, si è convertito all’ebraismo.

Ha una bellissima voce ma non si capisce niente quando canta: il mio consiglio è che cambi lavoro (oltre che religione…) e diventi muezzin. Ha uno stupendo talento da urlatore islamico.

VOTO: 4

RAPHAEL GUALAZZI: Non capisco perché questo musicista strepitoso si violenti quasi ogni anno portando di fronte ad un pubblico popolano e popolare la sua musica particolare e difficile. Raphael non ha bisogno di un pubblico e lo si nota da come suona e canta: occhi chiusi, rivolti al piano, spalle curve sui tasti. Non canta per nessuno se non per sé. Oltretutto non è affatto un animale da palco, né un animale da Ariston: e per fortuna. VOTO: 9

 

SIMONE CRISTICCHI: 

E’ un po’ il Povia comunista dell’Ariston. Fa parte della specie protetta di Sanremo: ossia, di quei cantanti che li si vede solo una volta ogni due anni e solo sul palco dell’Ariston. Il fatto che non sappia cantare non è mai stato preso in considerazione dagli autori del Festival. Scrivesse almeno brani imperdibili lo si perdonerebbe più facilmente ma il testo è sciapissimo, una ruffianata. VOTO: 4

MARIA NAZIONALE: Che dire? Come Napoletana DOC non canta nemmeno abbastanza bene. Io sono una grande ammiratrice della musica napoletana, canzoni come “Dicitencello vuje” oppure “Munasterio ‘e Santa Chiara” fanno parte del mio background musicale, ma la voce di Maria “Regionale” è a dir poco traballante.

La canzone, poi, inizia come “Sorry seems to be the hardest word” e termina come “My way”.

Totò e Murolo si stanno rivoltando nella tomba. VOTO: 3

 

 

DANIELE SILVESTRI: Gran pezzo di figo. Ma la canzone in romanesco quando non sai nemmeno parlarlo fa ridere. Inoltre, il testo sui popolani incazzati che scioperano fa un po’ lo stesso effetto di “Non è l’inferno”: che cazzo ne sapete voi degli operai?

Non ne so nulla nemmeno io e non giro in hotel a quattro stelle per dieci mesi all’anno.

Qualcuno potrebbe dirmi che Silvestri in quanto a notorietà fa la fame: potrei anche essere d’accordo ma la fame bohèmienne non è mai la stessa di quella operaia.

L’uomo che gesticola dietro non l’ho capito: quello non era linguaggio dei segni, cos’era, quindi? Un rigurgito poviano? OMG.

Ovviamente la critica lo osanna, ma, si sa, i critici hanno smarrito da un po’ l’idea di cosa sia musicalmente valido e cosa sia, invece, solamente originale ma inascoltabile.

In ogni caso, imitare De Gregori non significa propriamente essere originali. VOTO: 4

SIMONA MOLINARI e PETER CINCOTTI: Abbiamo in coppia una battona da strada e un affascinante americano con origini italiane che suona il pianoforte senza sedersi sullo sgabello ma senza essere nemmeno un membro degli Emerson Lake and Palmer.

La profondità del testo è inversamente proporzionale a quella della mia invidia per lei, in ogni caso.

Di questo pezzo ricorderò per sempre la faccia sconvolta di mia madre che mi domanda per quale motivo lui dica solamente “Oanigiubec.” e la mia espressione sconvolta nel risponderle che “Davvero non ne ho idea.”

Sono le radici italiane, mammà.

Cincotti ha appena distrutto il sogno americano. VOTO: 6

 

Mi rendo conto di aver dato dei voti terribilmente bassi ma dovevo sfogare l’acido zitellico, d’altronde, l’altro ieri era San Valentino.

Alla prossima.

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