Quella volta che John Lennon si innamorò di una stronza…

John Lennon era i Beatles.

Anche più di quanto Freddie Mercury fosse i Queen, molto, molto di più di quanto Stefano D’Orazio fosse i Pooh: John Lennon era i Beatles perché, una volta che se ne è andato, gli altri componenti si sono dispersi come rabbini dopo una diaspora, come piccoli peti nell’atmosfera.

Checché ne pensino i fan di Paul McCartney, era John Lennon l’anima dei Beatles.

Paul McCartney non era un genio e, ahimé, la cosa è ben dimostrata dalla sua innata predisposizione a contrarre matrimoni con donne avide e malconce che gli pipperanno in pochi anni un terzo delle sue facoltose proprietà.

John, invece, era a tal punto un individuo superiore che era riuscito persino a trovare l’amore vero su questa terra.

L’amore vero per lui consisteva in 150 centimetri di rigore giapponese misto a follia d’avanguardia americana, alias Yoko Ono, alias La bambina dell’oceano, come amava chiamarla lui.

Yoko Ono è la “donna di” più odiata della storia della musica: la gente l’ha resa responsabile, nel tempo, dei più terribili misfatti, dalla rottura dei Beatles alla caduta delle Twin Towers per finire con l’uragano Katrina.

Suppongo che gli inglesi abbiano coniato anche un nuovo modo di dire che suoni più o meno così “Dai, non fare la Yoko Ono.”, da usare quando una fa la stronza, ma la stronza vera.

Questo perché nessuno di noi riesce a capire la natura incontrovertibile e balorda dell’amore.

Nessuno riesce a capire come uno come John Lennon potesse essersi invaghito di una nipponica che spazzava per terra con i capelli data la loro lunghezza, una nipponica bastarda con idee alquanto strambe e otto anni di più, una nipponica pluridivorziata, figlia di due straricchi nipponici che l’avevano diseredata, una nipponica che non riesci ad immaginarti che abbia l’utero e tutte quelle cose dannatamente femminili, insomma, un esemplare emerito della crudele e meravigliosa razza giapponese.

Nessuno riesce a capirlo eppure è stato così: il vero amore di John non è stato la musica ma Yoko Ono.

Ma cominciamo dall’inizio:

Yoko Ono è, per l’appunto, la figlia degenere di una famiglia di ricchi banchieri di Tokyo, i suoi genitori sono persone asettiche e distaccate, la guerra li getta in condizioni di povertà e per questo vengono additati dai loro concittadini. Gli Ono sono i Buddenbrook dagli occhi a mandorla.

Il trasferimento a New York fu immediato.

Yoko divenne ben presto una componente di quei gruppi di depravati che si etichettano con il titolo di artisti: ci sono voluti quasi quarant’anni ai critici d’arte per ammettere che in lei ci fosse qualche talento.

Divenne uno dei primi membri di Fluxus, un’associazione di avanguardia che creava happening, arte concettuale e performance artistiche.

Più che famoso è il Cut piece, ossia, la performance artistica in cui Yoko Ono, seduta su una sedia, si faceva tagliuzzare le vesti dai partecipanti fino a rimanere nuda.

Mentre John Lennon mandava in visibilio milioni di adolescenti ammalate di divismo, Yoko Ono era un’artista d’avanguardia che aveva già alle spalle due divorzi e una figlia. (Una figlia che le sarà portata via dal marito e che ritroverà solo vent’anni dopo.)

John incontrò Yoko all’anteprima di un’esibizione della stessa all’Indica Gallery di Londra.

Una delle opere consisteva in un muro in cui i visitatori erano invitati a infilare un chiodo con un martello: John rimase colpito e volle mettere il primo chiodo, al che Yoko gli rispose che essendo un’anteprima non era possibile, John si lamentò (della serie:“Tu-non-sai-chi-sono-io.” e, del resto, era proprio così) col direttore della galleria che, alla fine, acconsentì ma Yoko Ono, invece, manco per niente. Lei disse a John che se voleva farlo avrebbe dovuto pagare 5 scellini.

Al che John rispose: “Ti do 5 scellini immaginari se tu mi lasci mettere un chiodo immaginario.” ( ma ho seri dubbi sul fatto che lei glielo permise).

Ecco, in questo apparentemente stupido episodio, c’è già tutto: c’è John che si comporta come un bambino e Yoko che gli dà esattamente quello che lui desidera, ossia, rigore, disciplina, sacro terrore materno.

John fu abbandonato dalla madre quando aveva solo sei anni: tale evento lo avrebbe segnato in maniera indelebile nel futuro.

John Lennon rimase sempre un bambino di sei anni che doveva essere protetto e difeso, nonostante il genio, le sbruffonate da profeta del rock, lui non era altro che un bambino che in Yoko Ono aveva trovato la figura materna e protettiva che cercava da sempre.

Dopo l’episodio degli scellini, passano due anni senza che i due si vedano: quando si rincontrano non c’è niente che possa fermare i loro sentimenti.

John era sposato con Cynthia Powell: il classico matrimonio che uno fa a vent’anni per poi pentirsi tutta la vita.

Cynthia era una compagna di college dall’aria straordinariamente ordinaria: bella, bionda, alta, col pollice verde, brava con ago e filo e ai fornelli.

Anche John, nelle foto che lo ritraggono assieme a lei, riusciva ad apparire meno straordinario di quanto fosse, diventava un tipo qualunque con un taglio di capelli ridicolo; i suoi difetti vengono a galla accanto a Miss Perfezione, si notano gli occhi piccoli, il naso pronunciato.

Yoko Ono iniziò a chiamare ogni notte a casa finché Cynthia se ne accorse e chiese spiegazioni: John rispose “Ma non potrei mai stare con una come lei!” (donne, tenetevi a mente questa pericolosissima esternazione…), poi, un giorno tornando da un piccolo viaggio li ritrovò a casa sua, la Ono era sofficemente intabarrata nel suo accappatoio.

In meno di un mese Yoko Ono si era presa la sua vita: John, tornando dal lungo ritiro dei Beatles in India, chiese il divorzio e incolpò Cynthia di adulterio.

Ovviamente l’accusa cadde nel vuoto quando si scoprì che Yoko Ono era incinta.

L’avventura di John e Yoko iniziò così, con un divorzio e il rapimento della figlia di lei da parte dell’ex marito. Non proprio buoni auspici.

La mia idea su John e Yoko e sul perché si amavano è tutta psicoanalitica: non è fantasia pensare che l’amore che non ci viene dato e che ci sarebbe dovuto deve essere compensato da qualche parte, l’abbandono di una madre creerà un uomo affamato di amore materno.

L’amore incondizionato che ti ama perché sei, solo perché esisti.

John e Yoko vissero felici: persero tre bambini e, poi, ebbero Sean, il figlio prediletto, il figlio artista. John, che era stato un padre assente e menefreghista per il primo figlio Julian, per Sean abbandonerà la carriera musicale e la vita pubblica e si ritirerà in casa per crescerlo assieme a Yoko.

Nel 1973, però, ossia due anni prima della nascita di Sean, Yoko e John si erano lasciati e Yoko, da brava madre padrona, aveva lasciato a John una sua sostituta, tale May Pang. Probabilmente Yoko dovette pensare: “Ha gli occhi a mandorla, i capelli neri…può andare.”.

Una sosia presa dal mucchio e infilata nel letto di John: May Pang diventa il surrogato dell’amore per un periodo lungo due anni, cioè fino a quando Yoko Ono non torna a calciarla via e a riappropriarsi della sua vita.

May Pang nemmeno lo sapeva e occuperà il resto dei suoi giorni a scrivere libri e articoli contro “quella fottuta puttana parassita” di Yoko Ono.

Io, invece, quando penso a questa storia non riesco a credere che possa essere accaduta: non posso credere che una donna innamorata abbia lasciato qualcuno al suo posto per sua volontà e mi riesce anche difficile comprendere il comportamento di John, se non fosse che era disperato perché, probabilmente, si sentiva abbandonato per la seconda volta da una seconda madre.

Yoko Ono portò anche la dipendenza da eroina (sniffata, mai iniettata) alla favolosa coppia del rock che fu, forse, una delle principali cause della rottura dei Beatles e del conseguente ritiro post-1975 di John.

Secondo la Ono la dipendenza venne risolta nel momento in cui il loro spacciatore abituale, a causa della mancanza di eroina, inizio a tagliarla con il borotalco per bambini, la conseguente leggerezza della sostanza li salvò.

Ecco, Yoko Ono mi piace perché è una figura controversa: dopo la morte di John lucrò alquanto sul marito. Una copertina di un suo album ritrae gli occhiali insanguinati di John, ha condotto una battaglia legale contro Paul McCartney per riuscire a sottrargli quanti più diritti poteva (ma, ricordiamoci anche che, dopo la sfortunata dipartita di Lennon, McCartney tramutò tutte le canzoni in McCartney-Lennon, rovesciando l’equo e realista marchio di fabbrica delle canzoni dei Beatles), Yoko è alquanto famosa per i litigoni con il figlio di primo letto, Julian, e anche per la sua indole a dir poco dispotica e glaciale.

Eppure, nonostante tutto, io credo che John e Yoko si amassero e credo che, se quel maledetto 8 dicembre del 1980 non gli avessero sparato, sarebbero ancora insieme.

Tutto questo per dire che è stato John Lennon a lasciare i Beatles, è stato John a distruggere quello che aveva creato: John doveva scrivere “Imagine”, e Dio sia lodato se la sua scelta non permise ai Beatles di diventare parte di quel marasma di s

toriche band che lanciano un Gratest hits all’anno e vivono suonando alle sagre di paese, fingendo, con l’aiuto di lifting e parrucchini, di essere ancora giovani e pieni di cose da dire.

Io, davvero, non capisco il rancore che i beatlesiani provano per Yoko Ono: la loro strada si era già divisa ben prima, le loro incomprensioni erano già in atto, le idee di Lennon avevano, già da un po’, smesso di essere capite dal resto del gruppo.

Forse, la Ono accelerò spaventosamente l’entropia alla quale i Fab Four erano destinati, ma non posso fargliene una colpa, non posso accusarla di aver reso John Lennon felice.

Perché è questo che John Lennon era grazie a lei: felice e incapace di immaginare una vita diversa da quella che viveva con la sua Yoko.

Quindi, la prossima volta che vi capita di pensare a “quella stronza di Yoko Ono”, se amate, come io amo, il grande John, cominciate anche a pensare che lui aveva scelto lei, lui l’amava, l’amava davvero.

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