A problemi difficili, difficili soluzioni…

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Qual è la soluzione agli amori non corrisposti?

Nelle mie giornate negative penso che questo problema non ne abbia di soluzioni: un po’ come la questione mediorientale.

Gli amori non corrisposti e la questione mediorientale sono la stessa identica cosa: uno vuole qualcosa dall’altro che l’altro non può o non vuole concedere e, poi, qualcuno muore.

Il mio professore di Storia del liceo una volta aveva detto, commentando proprio il tragico conflitto israelo-palestinese: “A problemi complicati corrispondo complicate soluzioni.”

E’ una cosa che mi sono ripetuta spesso in seguito: davanti alle scelte obbligate, ai bivi, agli apparenti punti di non ritorno.

Non esistono, quindi, facili vie da percorrere né in amore né in medioriente.

(Sto facendo una similitudine blasfema, me ne rendo conto ma, credetemi, i due argomenti hanno la medesima percentuale di pericolosità mondiale: l’amore miete più vittime di qualsiasi bomba sganciata su Gaza.)

Tutto questo per dire che la cosa più stupida che mi hanno consigliato ultimamente è stata: “Se una cosa ti fa soffrire vuol dire che è sbagliata.”

Sì, fatelo a un palestinese questo discorso: vi riderà in faccia. E vi rido in faccia anche io.

No, se una cosa mi fa soffrire significa che la sua mancanza conta più di me stessa, significa che quella cosa che non ho racchiude in sé la mia felicità.

I palestinesi sono stati derubati della loro terra o, almeno, questa è la loro convinzione, e una persona non ricambiata si sente defraudata del suo amore, di tutto quell’amore che ha donato all’altro inutilmente.

Ma qual è la soluzione complicata e più giusta? Trovare un’altra terra in cui vivere, un altro amore?

Ma un altro amore può forse sostituire il primo amore, un’altra nazione sostituisce la mia patria?

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