OSHO SALVAVITA

Con te e senza di te Osho
Con te e senza di te - Osho

Il 5 Novembre scorso è stata per me una giornata illuminante.

Vagabondavo come sempre in rete, durante una noiosissima e insulsa ora di Storia della Drammaturgia e sono incappata, per sbaglio o per volere del destino, in queste saggissime parole:

“Le persone controllate sono sempre ansiose, perché in profondità si cela ancora il tormento. Se sei privo di controllo, se sei fluido e vivo, non sei nervoso. È impossibile: qualsiasi cosa accade, accade. Non ti aspetti niente dal futuro, non stai recitando un ruolo. La gente ha imparato a essere fredda, a toccare senza toccare, a guardare senza guardare, a sfiorare senza sfiorare. Si vive di cliché: “Ciao, come stai?”. Nessuno vuole dire niente dicendolo, queste parole servono solo a evitare l’incontro autentico tra due persone. La gente non si guarda negli occhi, non si tiene per mano, non cerca di sentire l’energia dell’altro. Non si permette di scorrere liberamente. Tira avanti in qualche modo, piena di paura, fredda e smorta, dentro una camicia di forza. In latino c’è un detto: 
“Agere sequitur esse”, il fare segue l’essere. Non cercare di cambiare le tue azioni; cerca di scoprire il tuo essere e le azioni cambieranno. L’azione è qualcosa che fai, l’essere è qualcosa che sei. L’azione viene da te, ma è solo un frammento. Se si mettessero insieme tutte le tue azioni, esse rappresenterebbero solo il tuo passato. E il futuro? Il tuo essere contiene il tuo passato, il tuo futuro e il tuo presente: contiene la tua eternità. Se ti sei visto a fondo, acquisti la capacità di vedere a fondo anche gli altri.” (Osho)

Inizialmente ho pensato che Osho fosse una specie di guru buddhista del XVI secolo e mi sono entusiasmata non poco (io adoro i guru buddhisti del XVI secolo).

Poi, ovviamente, mi hanno aperto gli occhi sullo stato reale delle cose: Osho è morto a metà anni ’90, era un filosofo buddhista sì, ma a dir poco moderno e i suoi libri sono commercializzati a prezzi abbordabili in tutte le librerie del paese.

Osho è divenuto, quindi, nel giro di qualche ora, qualcosa di facilmente raggiungibile: sono corsa in libreria e ho comprato, in men che non si dica, il suo lavoro più famoso “Con te e senza di te”.

Non l’ho comprato a caso. È un libro che insegna ad amare e questo lo trovo particolarmente adatto a me come insegnamento. Più che insegnare l’amore in generale, insegna a distinguere l’originale dalle cattive imitazioni.

Per intenderci, una cattiva imitazione dell’amore è quel genere di amore che ci fa dimenticare di noi stessi, una cattiva imitazione dell’amore è qualcosa che ci fa soffrire e penare più di quanto riesca a renderci felici, una cattiva imitazione dell’amore è la dipendenza dall’altro, la gelosia, il senso di possesso, la volontà di controllo.

Osho affermava che è impossibile amare qualcuno al di fuori di noi quando non abbiamo ancora imparato ad amare noi stessi: sembra una banalità, una sciocchezza e, invece, l’inghippo sta proprio qui, ossia, nelle ovvietà che diamo per scontate e che, invece, non riusciamo proprio a mettere in pratica.

Amiamo le persone sbagliate o le amiamo e pensiamo che amarle significhi distruggere la loro libertà. Ancora peggio: pensiamo che amare sia distruggere la nostra di libertà.

Parliamo d’amore e stiamo parlando solamente di sentimenti negativi, parliamo d’amore ma siamo solo bestie in gabbia, animali in cattività.

L’amore è libertà, è la presa di coscienza di noi stessi, è dialogo, consapevolezza: noi non lo facciamo quasi mai esistere, lo soffochiamo e anneghiamo con lui.

Osho mi piace particolarmente per l’alta considerazione che ha delle donne: pur vivendo in un paese come il suo, l’India, in cui la figura femminile è molto spesso nullificata o oscurata da quella maschile, soprattutto nelle caste inferiori (ma non dimentichiamoci la figura di Indira Gandhi, ovviamente) lui riusciva a scrivere:

“Nei secoli l’uomo ha condizionato la donna a pensare che lui sia potente e che lei non lo sia. In tutti i modi ha cercato di trovare una donna che gli sia inferiore in tutto. Un uomo non vuole essere sposato con una donna che sia più istruita di lui, perché in quel caso è in gioco il potere. Non vuole sposare una donna più alta di lui, perché una donna più alta sembra superiore. Non vuole sposare una donna troppo intellettuale, perché discuterebbe e la discussione può distruggere il potere. Un uomo non vuole una donna famosa perché lui avrebbe un ruolo subalterno. E per secoli l’uomo ha voluto una donna più giovane di lui. Come mai? Perché tua moglie non può essere più vecchia di te? Cosa c’è di sbagliato? Solo questo: una donna più vecchia ha più esperienza, questo distrugge il tuo potere.

Quindi l’uomo ha voluto sempre una donna inferiore sotto ogni aspetto, ecco perché le donne sono diventate più basse. Non c’è ragione per cui siano più basse degli uomini, nessuna ragione al mondo; lo sono diventate perché venivano sempre preferite le donne più basse. Con il tempo l’idea è entrata così profondamente nelle loro menti che hanno finito per perdere la loro altezza. Hanno perduto la loro intelligenza, perché una donna intelligente non era necessaria; una donna intelligente era un caso anormale. Ti sorprenderà sapere che proprio in questo secolo l’altezza delle donne sta di nuovo aumentando. E ti sorprenderà… persino le loro ossa stanno diventando più grandi, e il loro scheletro si sta ingrossando. In soli cinquant’anni, soprattutto in America. E anche la loro mente sta crescendo e sta diventando più grande di quanto sia mai stata in passato: il loro cranio si sta espandendo. Grazie all’idea di libertà che si è andata via via diffondendo alcuni condizionamenti profondi sono stati distrutti.”

E questo ragionamento spiega molte cose, spiega, per esempio, il peggioramento notevole nella qualità dei rapporti eterosessuali, spiega il terrore tutto maschile di mettersi in gara con le donne, terrore che molto spesso sfocia nella violenza o nella sopraffazione verbale, nel turpiloquio fine a se stesso.

Spiega anche perché ci sia bisogno di così tanti saggi sull’amore: Lacan, Osho, John Gray, tutti lì a correggere i nostri errori, a dirci che le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte e per questo non ci capiamo.

La mia personale opinione è che tentare di unire uomo e donna sia come tentare di far bere dalla stessa ciotola gatto e topo. La tragedia è che siamo topi e gatti molto particolari, stranamente masochisti, illogicamente attratti l’uno dall’altro.

La genetica è la nostra spada di Damocle: così la nostra esistenza è un ripetersi continuo e inarrestabile di piccole e grandi sofferenze amorose.

Osho mi ha letteralmente salvato la vita: mi ha guarito dall’ossessione, mi ha fatto capire che una cosa che ferisce, che fa stare male, che strazia il nostro cuore non si può chiamare amore.

Come dicevo ieri, la mia idea sul matrimonio è molto diversa da quella degli altri e molto simile a quella di Osho: Osho detestava il matrimonio almeno quanto me.

Osho non si sposò mai e non divenne nemmeno un monaco celibe: semplicemente perché amava la sua libertà più di se stesso e della sua famiglia che lo avrebbe voluto o casto o incastrato.

Il matrimonio, infatti, anche se all’inizio può sembrare una scelta consapevole, alla fine, diventa inevitabilmente una gabbia. In tutti i casi.

Perché noi cambiamo, quelli che amiamo cambiano, non è detto che noi rimarremo fedeli ai nostri gusti, non è detto che ciò che io amo a vent’anni lo amerò anche a quaranta: in questo senso il matrimonio è un’istituzione fallimentare basata sulla sopportazione, sulla fedeltà non all’amore ma ad una promessa, ad un atto legale.

“Tutti dovrebbero divorziare, senza eccezioni. Le persone dovrebbero incontrarsi e amarsi occasionalmente, quando si presenta l’occasione. Non dovrebbero sussistere situazioni sgradevoli, come quando una moglie deve fare l’amore con un uomo che non ama più, perché deve fare il suo dovere. E il marito fa il suo dovere: facendo l’amore con la moglie forse sta pensando a un’altra… e la donna potrebbe pensare a un altro uomo! Che sorta di società nevrotica avete creato? Se non vi amate, quantomeno siate umani e ditevi francamente che è stato bello stare insieme, ma adesso è finita: ditevi addio!

Io vorrei che il matrimonio scomparisse completamente dal mondo; e con il matrimonio scomparirà il divorzio. Con il matrimonio scomparirà la prostituzione. Con il matrimonio scomparirà la maggior parte del lavoro dei preti. Con il matrimonio in pratica scomparirà il novantanove per cento del lavoro degli psicanalisti, dei terapisti, degli psichiatri. È il matrimonio che crea ogni sorta di perversione psicologica, le repressioni e il senso di colpa.”

Detto questo, ho terminato la predica: vi consiglio caldamente questo libro, vi consiglio Osho in generale, vi consiglio di leggere le sue storielle illuminanti e le sue cogitazioni in materia di amore e di rapporti sociali.

Io l’ho fatto e adesso so che passerò il mio primo San Valentino da felicemente single.

Questo pezzo è comparso nella rivista culturale online LetterMagazine:

http://www.lettermagazine.it/2012/libri/osho-salvavita/

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