IO NON VOGLIO VOTARLI

QUESTO POST NON VUOLE AVERE LA BENCHÉ MINIMA OGGETTIVITÀ. L’UNICO DATO SU CUI SI BASA È IL DATO DI FATTO ED È SCRITTO DA UN’INESPERTA CITTADINA CON DIRITTO DI VOTO.

 

Da quando sono maggiorenne, sono stata richiamata all’esercizio del mio diritto di voto una manciata di volte.

Non mi vergogno di dire che non mi sono
mai discostata dal voto di protesta: ho sempre e inequivocabilmente consegnato schede nulle nelle mani degli scrutatori.

Ma niente scritte volgari o offese gratuite, mi sono sempre limitata a segnare con il lapis tutti i simboli disponibili: il concetto è “votato uno, votati tutti”, il concetto è “io non ho nessuna voglia di darvi il mio voto” .

Il voto è un diritto e, un tempo, avevo anche pensato che fosse un dovere, ma non è più così: non è il voto ad essere un dovere bensì l’informazione, l’impegno, la conoscenza delle proposte, dei partiti, l’interesse per le sorti del proprio Paese, il voto no, non è un dovere, è un premio, una promessa; votare significa dare la propria fiducia a qualcuno, ad un partito e, di conseguenza, ad un governo al quale, secondo i nostri progetti, noi affideremmo l’Italia, la nostra bellissima e sfortunatissima patria.

Ecco, mi dispiace, ma io, quest’anno, come sempre da quando sono stata dotata di scheda elettorale, mi caverei gli occhi piuttosto di mettere quella maledetta croce su uno di quei tanti, sterminati, ugualmente vergognosi, partiti politici.

Non sono disinteressata alla politica, non sono disinformata, sono disgustata, sono determinata a non avvallare con il mio consenso nessuno degli attuali partiti politici italiani, sono caparbiamente convinta che l’Italia sia sotto la scacco di questi avidi, cinici, degenerati uomini politici e che votarne uno piuttosto che un altro significherebbe essere complice delle loro scontate malefatte.

Voi riuscite ancora a guardarli scannarsi in tv? Riuscite ancora ad ascoltare le loro giustificazioni, le loro evidenti e ridicole scusanti, le loro utopiche e demagogiche proposte?

Nei loro volti rugosi io non vedo nessuna passione, nessun amore per la patria: ogni intercettazione pubblicata non ha fatto altro che confermare queste sensazioni, ogni singola telefonata privata tra politici ruota attorno l’argomento soldi, la discesa in campo è una questione di potere o di immunità giudiziaria.

La politica è irrimediabilmente corrotta, la sana politica è morta, non esiste più perché gli uomini e le donne oneste e giuste, gli individui valenti si tengono ben lontani da quello che è diventato il palcoscenico di malefatte e pagliacciate, il nostro orribile e costosissimo teatro nazionale, ossia, il parlamento.

Io non sono stupida e non vedo come potrei non esserlo se credessi alle promesse dei vari partiti alias circhi che millantano diminuzioni di tasse, sistemazione del problema esodati, risoluzione del dramma disoccupazione, restituzione dell’Imu e, dulcis in fundo, recupero del sacro Graal.

La domanda è: cosa sarebbero in grado di dire pur di ottenere la maggioranza?

La domanda è: cosa sono disposta a credere io? Posso davvero accantonare il mio senso critico per abbandonarmi, per l’ennesima volta, ai facili entusiasmi della partecipazione?

Quanto mi aiuta scegliere la mela meno marcia in un sacchetto di mele marce? Sono sicura, poi, di riuscire a mangiarla? Sono sicura che mi farà bene? Sono sicura di voler correre questo rischio?

La libertà non è partecipazione, anzi, questa frase non significa niente: è pura retorica.

La partecipazione deve essere meritata, la libertà, invece, non ha nulla a che fare con la politica, con la nostra politica, la libertà è stata calpestata e io me la voglio riprendere indietro, così, mi tengo stretta il mio consenso, mi tengo stretta il mio voto e la mia legittimazione per qualcuno di degno della mia fiducia.

La loro è mera campagna elettorale e, da che mondo è mondo, la campagna elettorale ha dimostrato l’ingenuità del popolo, nella campagna elettorale risiede la forza della politica, nella promessa, nell’illusione, nelle false speranze, nell’ipnotizzazione dei creduloni risiede l’unica forza della politica e, soprattutto, di quella italiana che, da molti anni, ormai, ha dimenticato i fatti in favore delle parole.

Quindi, a chi dovrei credere? A quali deimillanta partiti? A quale dei millantapinguini chiacchieroni? Al senso di giustizia di quale pregiudicato dovrei assicurarmi? All’onesta di quale mafioso?

Si appellano al “senso di sacrificio” dei cittadini ma la loro intoccabilità non è mai messa in discussione: noi siamo qui, molto in basso, molto sopra l’orlo di sopportazione, e loro lì, a parlare, lacrimanti, di misure difficili, di oneri necessari, di pressione fiscale enorme, sono lì a litigare tra loro, a rubarsi le poltrone e a prenderci in giro.

Ecco, io chi mi prende in giro non lo posso sopportare: io non posso sopportare i balletti di alleanze della sinistra che pur di avere una manciata di voti venderebbe le spoglie del buon vecchio Marx al miglior offerente, non posso sopportare il mancante senso del pudore del centrodestra, non posso sopportare l’abominevole doppio-triplo-quadruplogiochismo del centro, non posso tollerare le nuove reclute togate che non fanno altro che avallare le teorie berlusconiane e, anche solo per questo, meriterebbero l’esclusione dai giochi, non tollero il Grillo-megafono e le sue palle generalizzate vendute come oro nelle piazze, sono intristita dal camaleontismo di Fini che da missino doc si è trasformato in re dei moderati, sono negativamente stupita dagli intrighi montiani, sono disarmata, davvero, Monti è uno di quelli che ti costringe a pensare che la politica sia un virus, un cancro iperaggressivo capace di intaccare chiunque, è deplorevole constatare la mancanza di forza di volontà di coloro che dovrebbero essere “i migliori” tra noi.

Com’è finita che sono i peggiori? La metamorfosi da bruco peloso a bellissima farfalla si è svolta al contrario, la decadenza è in atto e, se niente cambia, l’Italia imploderà e noi con lei.

Non posso tollerare le persone che mi dicono che “votare si deve, perché è il tuo paese.”: è il mio paese e, credetemi, nessuno più di me lo ama e lo rispetta ed è proprio per questo che non accetto di associare il mio nome a nessuno di quegli individui, è il mio amato paese e non lo voglio lasciare a nessuno di loro, non voglio essere contata nelle statistiche infami post-elezioni, non voglio far parte né di minoranze né di maggioranze, non voglio essere parte del popolo a cui il prossimo premier si appellerà per rifilare l’ennesima panzana.

Anzi, io chiedo a voi: ma come fate a votarli? Come fate a credergli ancora? Insegnatemelo, insegnatemi a dare fiducia a persone che discutono di emergenza povertà con uno stipendio da 175.000 euro al mese, insegnatemi a credere che le tanto sognate riforme della giustizia e del sistema elettorale verranno fatte nonostante il conflitto di interessi che causeranno, insegnatemi a stimare degli uomini di governo che non si curano della cultura, non si curano dei giovani, non si curano dell’istruzione, del rispetto ambientale. Ditemi come si fa.

Io l’avevo trovato uno che mi sarebbe piaciuto votare: era Matteo Renzi.

Determinato, deciso e, probabilmente, come tutti gli altri ma, almeno, giovane.

Il popolo italiano ha preferito la vecchia classe dirigente, la marcescente classe dirigente che è intrallazzata con la politica minimo da una trentina d’anni, una politica che ha contribuito a rendere così com’è ora, corrotta, guasta, putrefatta.

Io questa politica avariata, gerontocratica, logora non la voglio votare.

Sarebbe come sputarmi in faccia.

Sarebbe come rinnegare tutto ciò in cui credo.

Non voglio votare.

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