Questo NON è uno SGNACCHERO

La giornalista Lidia Ravera in merito all’Affaire Corona:

Sia detto chiaro e forte, una volta per tutte: Fabrizio Corona, non ha pianto. Non è il tipo che piange. Non è uomo che si abbassi a soffrire. Non ha sensi di colpa, né di inferiorità. Non ha il senso del peccato, né del ridicolo. Non si sente mai un cretino. Un fallito. Un perdente. Non ha mai sbagliato. Non si pente. Non si nega niente. Non ritratta. Non cede. Non si arrende. 
Lavora, instancabile, alle sue virili leggende.

Non ha intenzione di smettere, soltanto perché l’hanno beccato processato e condannato a cinque anni di detenzione, per estorsione. Ci può stare, nella sceneggiatura del suo film personale, il comportamento criminale. Va bene. Va bene pagare l’autostrada con una banconota falsa (l’autostrada, non un Cartier), guidare senza patente ma con Belen sul sedile a fianco, prendersi a pugni con personaggi famosi (dargliele, prenderle, mischiare sangue e saliva con l’olimpo degli arrivati). Va bene evadere dall’obbligo di dimora per l’impellente necessità di andare in discoteca a Taranto. Va tutto bene: anche il ricatto o il favoreggiamento della prostituzione. Va bene fare soldi in tutti i modi non consentiti dalla legge, dato che quelli consentiti dalla legge si chiamano, in genere, lavoro. E il lavoro, si sa, è per i pavidi, gli incerti, gli incapaci di inventarsi altro. Dei duri è l’espediente . L’aggressione dell’altrui intimità o integrità . Si finisce in galera? Se non succede è meglio, ma se succede, l’importante è non perdere l’aplomb. Non ha fatto un plissé, Fabrizio Corona, quando gli hanno rifischiato (non notificato perché si era già recato altrove) la condanna. Piangono le donne, l’uomo mostra i muscoli, e se non glieli guardi ti querela. Di fronte alla prospettiva del “gabbio” l’uomo, nella mitologia coroniana, si deve muovere con l’ estenuata eleganza del viveur in vacanza: vai su google e cercati una cella carina. Vista mare, bugliolo firmato. Le celle deluxe stanno in Portogallo? E’ per questo che è scappato fin là? No, in Portogallo ci sono gli ultimi amici ricchi, con comodo di villa, magari ti nascondono e la vita può continuare: spiagge, coca, drink. Sesso sbruffone, soldi scroccati, femmine plastificate. Fabrizio ci prova ancora. Scappa su un’ utilitaria prestata, anche se sarebbe meglio una mercedes blindata. Scappa, ma con onore. Scappa da bello, da guappo, da vincente. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, una sensazione che l’ ha sempre inebriato. L’obbiettivo principale di una carriera faticosa: Fabrizio Corona, il fotografo più fotografato del mondo. Il vip di se stesso, il cacciatore di celebrità a caccia di celebrità. Scappa, ma con classe. 
E’ tutto una vita “alla Steve McQuine”, se riesci a mantenere la tracotanza, il sorrisetto da impunito, la spocchia. Se non ci riesci, se hai anche soltanto un momento di sincerità, se perdi per un attimo la postura da superfico, se smetti di minacciare e strepitare, se ti afflosci sulla tua malasorte, sei fuori. Perdi, in un amen, tutto il tesoro che hai raggranellato in una vita di solerte scioperato: la tua immagine , il tuo innocuo narciso da palestra. Povero Corona, sei costretto a continuare a mentire. Le lacrime, si sa, sono un rivelatore di dolore o di gioia, recitarle non è difficile, reprimerle è impossibile. Ti vengono da dentro e salgono agli occhi, irrefrenabili. Forse sono venute anche a te,quando ti sei sentito braccato, perduto, finito…ma no,no no… ci credo che non hai mollato.”Corona ha pianto”, io non l’ho scritto e non lo scrivo. Figurati se rischio una querela. E da uno come lui!”

Era da una settimana che volevo scrivere questo post.

Era da una settimana esatta che desideravo essere scontata come un capo cinese e poter parlare di Fabrizio Corona.

In realtà, la voglia è stata accompagnata da ragionevoli dubbi: l’argomento è una bomba ad orologeria, nessuno come Corona era mai riuscito a dividere così tanto l’opinione pubblica.

Gli italiani, da una settimana a questa parte, si dividono in giustizialisti anticoroniani e in difensori della pecora nera della magistratura, meglio nota come “il Robin Hood che prende ai ricchi ma per dare a se stesso” (cit. dal film “Videocracy”) .

L’enigma emotivo principale è stato decidere se parlarne o meno, non avendo maturato nessuna opinione in merito alla questione che riuscisse a superare le superficiali soglie di“sarà anche un criminale ma per me è un gran pezzo di sgnacchero.”

Fino a che, ad un certo punto, la mia solita e, ormai, rinomata amica Georgina mi ha illuminato: “Parla pure di cose serie, parla anche dei processi ma mettilo nella rubrica Giovedì Gnocchi e, così, nessuno ti prenderà seriamente.”

Detto fatto.

Quindi, vi avviso: non prendetemi seriamente.

Io scherzo, io di diritto non ci capisco una mazza e preferisco tenermi alla larga da avvocati e, in generale, da gente “togata” perché chi conosce troppo la legge conosce anche il modo per aggirarla e chi aggira la legge e le regole non può essere mio amico (questa è, probabilmente, l’unica forma di moralismo che pratico).

La prima cosa che ho pensato appena ho sentito della condanna di Corona a 7 anni 10 mesi e 17 giorni e della sua latitanza è stata: “Diventerei cacciatrice di taglie solo per poter trovare e perquisire Fabrizio Corona”.

Subito mi sono sbrigata a mettere alla berlina questi miei sudici pensieri su Facebook, nel caso in cui qualcuno potesse coltivare in segreto ancora qualche dubbio sulla mia poca serietà e poco rispetto del Mos Maiorum.

Corona è un uomo di culto, l’uomo che dimostra che chi si crea dal nulla una professione non può che finire con l’essere un fuorilegge (e, qui, mi tornano in mente i miei professori universitari che al grido di “Il letterato si deve inventare da solo” mi hanno invitato spesso a comprarmi una Reflex e a diventare una giornalista di Novella 2000).

Cercando una biografia di Corona su Google si trovano solamente lunghe, lunghissime liste di reati più o meno gravi, più o meno puniti, più o meno punibili: Estorsione, Bancarotta fraudolenta, Diffamazione, Evasione fiscale, Infrazione del codice della strada e, persino, l’utilizzo di banconote false spacciate per vere.

Un criminale, sì.

Eppure, molti italiani, alla notizia della sua condanna definitiva, si sono ribellati: sette anni per estorsione ad un fottuto milionario come Trezeguet e chi stupra una donna (parlo di un caso attuale e, più precisamente, del militare Francesco Tuccia che, dopo aver stuprato nella neve una studentessa fuori da una discoteca all’Aquila, è stato condannato oggi solamente ad otto anni) riceve la stessa pena o, ancora peggio, gira a piede libero ed impunito? Per non parlare dei politici che la scampano sempre, insieme a tutti coloro che sono in contatto con i centri del potere. La Mafia è una piovra ed è dappertutto, la mafia è dovunque non ci sia la giustizia e la giustizia italiana, purtroppo, è l’ingiustizia dei due pesi e delle due misure.

Corona merita il carcere ma c’è chi lo merita ancora più di lui e che non viene condannato.

Proprio in questi giorni il viceministro del lavoro e delle politiche sociali Michel Martone si è lanciato in una furiosa invettiva nei confronti del povero Don Chisciotte catanese: secondo il viceministro il calo del 17% degli iscritti all’università sarebbe dovuto a coloro che si ispirerebbero a modelli negativi rappresentati, in primis, da personalità come Corona.

Coloro che inseguono modelli sbagliati invece di prepararsi a competere sul mercato globale con 40 milioni di lavoratori cinesi, indiani, brasiliani che aspirano al nostro tenore di vita”, come li ha definiti il viceministro, sarebbero portati sulla cattiva strada ben più da gentaglia come Corona piuttosto che dal buon vecchio Satana.

 

Martone è anche lo stesso che, l’anno scorso, scatenò il putiferio definendo “coloro che a 28 anni non si sono ancora laureati” degli “sfigati”.

L’uomo occhialuto è sempre un po’ drastico, in effetti, per non parlare di quello con la gobba, e anche io non sono da meno: anche io non stimo particolarmente i fuoricorso o la gente che si prende indietro con lo studio o gigioneggia all’università. Diversamente da Martone, però, non ritengo che il calo rovinoso degli iscritti sia dovuto a Fabrizio Corona che, povero, ha già tanti problemi senza che gli si debba imputare anche lo sfacelo della gioventù italiana.

Il viceministro, probabilmente, dimentica l’aumento incontrollabile delle tasse, la crisi che ha portato sul lastrico molte famiglie, il fatto che in Italia la cultura sia a pagamento e che i ricchi siano per nascita considerati meritevoli di un’istruzione superiore mentre i poveri, ahimè, sono destinati o a lavorare studiando (e, quindi, probabilmente, a divenire parte di quel miserabile gruppo di sfigati che non riesce a laurearsi in tempo) oppure a lavorare e basta, o meglio, a cercare lavoro in un mondo che lascia senza occupazione anche la maggior parte dei plurilaureati.

Ma sto diventando troppo seria, dovevo far ridere e non mi viene affatto bene stasera: quindi, torniamo su Corona.

Chi è Corona? Figlio del notissimo giornalista Vittorio Corona morto poco prima dell’accendersi dello scandalo Vallettopoli, Fabrizio è degno figlio di suo padre: nei talk show dimostra capacità affabulatorie non indifferenti, come tutti i veri fuori legge non è uno stupido, fregare gli altri non è un’impresa facile, solo che il fustigatore dei ricchi ha un piccolo difetto, è drammaticamente vittima della  sindrome di warholiana memoria dei “15 minuti di celebrità” .

E del Dio Denaro.

Corona è il primo uomo ricco che si ritrovi a pagare il pieno di benzina con soldi falsi.

Son cose che i ricchi non fanno, i ricchi sperperano solitamente o, al massimo, fanno pagare a qualche lacchè, ma lui no, lui preferisce finire in manette piuttosto che pagare venti euro per la benzina: e, qui, nella mia modesta opinione, si nasconde del patologico. Un’avidità che non si perdonerebbe nemmeno ad un ligure, nemmeno ad uno che fosse appena stato derubato di tutto, nemmeno il Mazzarò di Verga sarebbe arrivato a tanto.

Il 17 Novembre del 2009 venne mandato in onda dal programma le Iene un servizio-burla in cui Paolo Calabresi (una iena in incognito) fingeva di essere un importante regista che proponeva a Corona il ruolo del cattivo nel nuovo film su James Bond che sarebbe uscito nelle sale per il 2010.

Dopo il provino venne rivelato a Corona la natura dello scherzo, intanto, però, il fotografo-imprenditore-attore all’occorrenza si era lasciato legare e frustare e aveva acconsentito a baciare un figurante. Credo che Warhol, ai tempi, si fosse riferito proprio a cose di questo genere.

Cosa non si farebbe per apparire?

Un personaggio come Corona è l’apoteosi del circolo di finzione e ipocrisia in cui la televisione ci ha fatto precipitare: non per niente chi lo conosce afferma di vederlo spesso “trasformarsi in una bestia arrogante quando è in onda o davanti alle telecamere” e di essere sempre “tranquillo e pacato tra le mura domestiche”: il velenoso fotografo flagellatore di vip “tranquillo”? “Pacato”? Sono cose incredibili ma che si basano sul meccanismo della fama, questa malefica forza brutale che uccide neuroni ad un ritmo impressionante, cose che nemmeno un elettroshock…La fama costringe almeno una volta all’anno 20 ragazzi a rinchiudersi in una casa e ad accoppiarsi davanti alle telecamere (oltre che a tutta Italia), a patire la fame in un’isola, a litigare furiosamente salvo poi chiedere scusa “per aver offeso il senso del pudore”(una cosa che il popolo italiano ha a pacchi, ovviamente).

Corona è colpevole e innocente allo stesso tempo perché è il prototipo di una società che ha perso la capacità di differenziare il lecito dall’illecito e il fatto che siamo qui a discutere di lui e della sua pena ne è la riprova.

L’altro giorno, sempre durante il programma Le Iene, si riportavano le parole di un avvocato che si difendeva dalle accuse di illiceità di alcune sue mosse con un ingenuo ma fin troppo convinto motto da galera, ossia “La legalità è un concetto astratto.”

 

Sì, carissimo avvocato, la legalità in Italia è proprio un concetto astratto.

Soprattutto, grazie a persone come lei.

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