NOI LADRI D’AFRICA

Immaginate un moscerino.
Tutti noi pensiamo che i moscerini siano gli insetti meno nocivi del mondo.
Una manata e finisce il fastidio.
La zanzara è già più insidiosa, la zanzara punge e fa prurito. Ma ci sono gli spray, le zanzariere e, sennò, un piccolo bubbone e poi passa.
Questa è l’estate occidentale. Unti, forse non punti, forse punti e infastiditi, di certo non morti.
Ecco, spostiamoci un po’ più in giù, nel sud del mondo, sotto il Sahara: lì la stessa zanzara può uccidere.
L’acqua uccide, il cibo uccide, camminare sotto il fuoco dei cecchini uccide.
In Africa subsahariana la vita è un’altra cosa: è una lotta perpetua con la morte.
Non perderò tempo a darvi statistiche per un continente che da sempre è caratterizzato da lunghe liste di inchieste delle varie organizzazioni umanitarie: L’Africa è il continente in cui i tassi percentuali possono cambiare nel giro di ore. Lo scoppio di una bomba o di un’epidemia cambia le sorti di migliaia di persone e costringe all’aggiornamento di mesi di studi.
Checché ne dica Grillo, l’AIDS sicuramente esiste (anche se forse l’HIV se lo saranno inventata le case farmaceutiche) e in Africa miete più vittime che in qualsiasi altro continente (per restare fedele ai numeri che infondono sempre fiducia nei lettori, il 60% dei malati di AIDS sono in Africa).
Quello che voglio fare è cercare di farvi allibire, non voglio darvi le solite informazioni, non voglio dirvi che in Africa si muore di fame, che ci sono faide tribali che mietono milioni di morti e durano anche cinquant’anni (come nel caso del Sudan), non voglio dirvi che il maggior tasso di mortalità infantile e materna è proprio qui, nel continente che ha anche il maggior tasso di natalità. Vi voglio spiegare che cosa significa quello che le varie ONG cercano di spiegare ogni giorno a noi obesi occidentali, a noi spreconi occidentali, a noi depressi occidentali, a noi ricchi ma quanto mai poveri, poveri, poveri occidentali.
Leggete con calma e accuratezza:
– Un americano medio ha disponibilità di circa 500 litri al giorno di acqua potabile, un africano medio, se molto fortunato, ne dispone dai cinque ai dieci litri.
– Quando cade un operaio occidentale da un’impalcatura oppure un bambino muore giocando con le spine della televisione in Occidente l’evento finisce in prima pagina sui giornali: vengono chiamate morti inammissibili. In Africa, nonostante tutte le patologie dalle quali è funestata, la morte per infortunio resta quella con percentuale maggiore, il 90%.
– Quando stiamo male noi occidentali corriamo dal nostro medico di base, oppure al pronto soccorso, lì riceviamo una diagnosi e una ricetta medica che contiene i farmaci che ci potranno essere d’aiuto per guarire e nel 99,9 % dei casi ci guariranno. In casi più gravi, veniamo ricoverati. Se un sud-sudanese si sente male, non succede quasi mai perché ha un influenza di stagione: solitamente ha contratto il kala-azar, l’epatite B, la malaria, la febbre gialla. L’ospedale più vicino è a tre ore di cammino. Quando ci arriva sta peggio ma l’ospedale quasi sempre non ha i mezzi per aiutarlo: non medicine, non strumentario, nemmeno personale. In Sud-Sudan c’è un medico ogni 50 abitanti, nell’Africa intera la statistica dice 1 ogni 10000.
– A noi piace partorire in clinica: facciamo visite settimanali per controllare che i nostri bambini stiano bene, esami del sangue, amniocentesi perché così possiamo decidere se il nostro bambino è come noi lo vogliamo ossia sano. Durante il travaglio abbiamo epidurale, supporto medico specialistico e se, mannaggia, incorriamo in complicazioni come emorragie oppure se il bambino non sta bene, il personale medico è lì per aiutarci e noi disponiamo della vita di nostro figlio e della nostra. Una donna africana non decide per se stessa: le tradizioni, soprattutto animiste, impongono che debba partorire in casa e se non lo volesse verrebbe tacciata dalla comunità in cui vive. Se avesse paura verrebbe esclusa, discriminata. Se durante il travaglio sorgono complicazioni viene chiamato il leader del villaggio, poi, la suocera e i parenti, infine, il marito: sono loro a decidere il da farsi. Solitamente la donna morente chiede insistentemente di essere accompagnata all’ospedale. Quando avviene molto spesso è già troppo tardi.

– Quando mi lamento della discriminazione che subiamo noi donne italiane nella società machista in cui vivo so che non sto affrontando quasi niente in confronto alle donne africane che non hanno accesso alle scuole. Il 73% di loro è analfabeta e l’analfabetismo è ignoranza e l’ignoranza imposta è la più brutale forma di violenza che esista al mondo.

Ora cosa vi state domandando? Io, per esempio, mi sto domandando perché la case farmaceutiche non investano nulla nella creazione e vendita di farmaci dedicati alla cura delle malattie tropicali. La risposta è intuitiva: non ne hanno guadagno. I vaccini, i farmaci in Africa vengono portati soprattutto dalle ONG perché la popolazione africana non ha soldi per pagarli. Il guaio è che la povertà molto spesso spinge i contadini a rivenderli per guadagnare qualcosa, questo perché manca totalmente l’informazione, la scolarizzazione. Le terapie non vengono quasi mai, se ci sono, seguite fino in fondo perché i malati africani non sono consci dell’importanza di quello che assumono.
L’offerta di aiuti umanitari molto spesso induce i contadini ad abbandonare i campi e a causare involontariamente carestie fortissime che si rivelano un boomerang sul benessere della comunità.
Le diete restano comunque limitate ai cereali (sorgo, miglio) e, a lungo andare, aumentano la gravità della malnutrizione, soprattutto, nei bambini, già funestati dalla vermiculosi.
L’acqua è il nemico principale dell’uomo africano, per non parlare dell’innalzamento della temperatura causato, ahimé, dal nostro isterico progresso: con l’effetto serra aumentano le zanzare che causano la malaria e avviene una crescita incontrollata delle alghe che fanno proliferare i microbi del colera.
Con questo mio piccolo contributo vorrei farvi riflettere sulla follia del mondo: giorno dopo giorno si sperimentano nuovi farmaci anticalvizie e si lasciano morire di fame milioni di persone.
E’ follia sì, follia generalizzata, anche le diete sono piccole follie quotidiane: noi ci ammaliamo perché abbiamo troppo e laggiù qualcuno si ammala perché ha troppo poco ma non perché non ce ne sia bensì perché ce lo siamo preso tutto.
L’Africa è un continente derubato che, forse, nemmeno sa di esserlo.
Molti africani sono grati alle ONG e sono estremamente grati alla FAO: non sanno che organizzazioni di questo genere maneggiano quantità abnormi di denaro e lavorano affinché il loro benessere non sia mai del tutto completo.
Parlando con una operatrice di una celebre organizzazione umanitaria italiana ho scoperto la cecità delle persone che lavorano in questi settori: persone sorde al problema della dipendenza che la presenza di queste associazioni crea nei paesi sottosviluppati, persone che ti rispondo candidamente “Ma loro ormai si sono abituati così.”.
Io penso, invece, che la parola magica sia: istruzione.

Anche se realisticamente penso che la piaga Africa e la tragica situazione di chi vi abita non abbia una risoluzione definitiva: troppi interessi in ballo, troppe potenze interessate a mantenere lo status quo. La lotta per un mondo equo è una lotta bellissima e impossibile.

Ci sono persone nate in territori completamente inospitali, zone la cui mancata industrializzazione ha causato l’isolamento, la siccità, la denutrizione di chi vi abita.
Fuggire è una buona scelta, costruirsi un futuro di conoscenza e informazione e, poi, tornare lì ad aiutare chi questo futuro non ce l’ha perché gli è stato negato.

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