LUCA VARANI E LA GENERAZIONE PERDUTA

“Senza scopo l’atto cattivo, il delitto, è inimputabile, e quegli che l’ha commesso, inafferrabile”. Così scrive Andrè Gide, nel suo romanzo I sotterranei del Vaticano commentando il crimine commesso da Lafcadio, giovane bello e amorale, che uccide Amedeé, gettandolo giù dal treno, senza un motivo e senza che si fossero neppure rivolti la parola. Così, per sfizio, con la crudele purezza del gesto gratuito.

E due moderni Lafcadio 2.0 si sono affacciati alle porte della cronaca nera italiana: Marco Prato e Manuel Foffo che hanno ucciso, torturato, massacrato il giovane 23enne Luca Varani, senza un motivo, solo per provare a vedere che effetto fa ammazzare una persona.

Ce lo stiamo chiedendo anche noi italiani che effetto deve fare? Paura, rimorso, orrore?

Come poter accettare una morte simile, successa per caso, senza moventi, una morte ingiusta messa in atto da mani ingiuste che hanno voluto violare il corpo di un giovane innocente.

Il corpo di Luca Varani è stato torturato e presentava ferite da punta e taglio in tutto il corpo: lo scempio è avvenuto durante un festino a base di alcol e cocaina.

I due assassini sono due perdigiorno della normale gioventù perduta italiana: il primo, uno studente fuoricorso, il secondo, un PR senza arte né parte, solito a strafarsi di droga e a bivaccare ai party della capitale.

La gioventù perduta nelle giornate senza senso diventa omicida per scherzo, per gioco, per futili motivi. Si vuole provare a vedere a che punto si può sentirsi vivi in questa società morta e immobile, si vuole provare lo sballo finale, il gusto sadico della morte.

E i due giovani hanno ucciso, senza pietà: come Lafcadio spingeva giù dal treno lo sconosciuto, loro hanno brandito il coltello e hanno ucciso.

Ora si tenta di infangare Luca Varani, rimestando nel torbido, sproloquiando sulla sua presunta omosessualità, discettando, invece, sul suo essere a favore della famiglia naturale, strumentalizzando politicamente questo omicidio che di politico non ha niente a meno che la politica non si sia già tramutata in qualcosa di effimero ed efferato.

Un giovane è morto ed è morto in una casa degli orrori dove la morte si mischia alla noia e al desiderio insensato di divertirsi uccidendo vite.

Sono basita di fronte a tutto questo. Sono follemente arrabbiata. Non posso davvero far parte di questa generazione che tortura alla ricerca dello sballo fatale, che, poi, dorme con un ragazzo morto in casa, come se nulla fosse, che, infine, si costituisce e candidamente afferma di aver ucciso senza apparente motivazione.

Cosa si può fare? Può esistere una pena giusta per questi aguzzini? Ci sono ergastoli che restituiscono i ragazzi morti inutilmente? Come si riabilita una generazione intera che viene rappresentata come vuota, crudele e sadica?

Come si riabilitano due ragazzi che hanno ucciso per sfizio, per togliersi un prurito, una voglia?

Non si riabilitano. Non ci sono ergastoli che sconfiggano la crudeltà. Non ci sono modi per credere ancora nella nostra generazione bruciata.

La banalità del male, in questo caso, è un pugno allo stomaco.

La banalità del male ci riguarda tutti. Nessuno escluso.

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