LILIN vs BOLDRINI: chi ha ragione?

Nicolai Lilin non è solo uno scrittore discusso e controverso è, soprattutto, un provocatore. Lo ha dimostrato anche nel suo ultimo tweet in cui definisce la Boldrini “amica degli islamici”, coinvolgendo tutta la sinistra italiana, colpevole, secondo lui, di sostenere il terrorismo e i musulmani.

In un’intervista, ha, poi, spiegato che il suo intento era quello di mettere in atto una strategia di provocazione per richiamare l’attenzione della Presidentessa sulla strage di cittadini nel Donbass da parte dei nazisti ucraini.

La colpa della Boldrini e dei suoi sostenitori sarebbe quella non solo di stare a guardare ma, addirittura di sostenere tale conflitto. L’incontro tra il presidente della Rada, il parlamento ucraino, Andrij Parubiy (definito da Lilin un “conclamato nazista”) e la Boldrini proprio non è andato giù a Lilin che afferma come sia documentabile la collaborazione strettissima tra i golpisti di Kiev e i miliziani dell’Isis. Altro motivo di rancore di Lilin verso la Boldrini è il sostegno da lei dato ai siriani ostili ad Assad, definiti dallo scrittore radicalisti islamici della peggior specie.

Insomma, una solidarietà che non vale per tutti quella dei Boldriniani che pur di attaccare Putin si alleano con i nazisti ucraini e che si indignano per i morti del Mediterraneo senza tener conto delle vittime del regime di quel paese.

Boldrini

La Boldrini si sta battendo duramente affinché chi la offende pubblicamente venga punito: denunciando gli internauti che molto spesso la umiliano con parole a dir poco vergognose, parole che derivano da una mentalità machista che ha le sue radici in una società fortemente maschilista come quella italiana.

La vera domanda è, quindi, qual è il limite invalicabile tra offesa ed opinione? Tutti possiamo dire tutto oppure no? Lilin è colpevole di opinione? Da quando l’opinione è reato?

Comincio subito col dire che la signora Boldrini non mi sta simpatica: trovo che faccia parte di quella categoria di persone permalose, ottuse e ipocrite, quell’alta borghesia che inneggia all’integrazione salvo, poi, non fare nulla per aiutare gli immigrati. Radical chic, si chiamano così, vero, quelli che si riempiono la bocca di buoni pensieri senza mai passare all’azione?

Nicolai Lilin

Ma la sua situazione è un po’ peggio: la Boldrini è una donna che riduce il femminismo agli articoli determinativi e ai suffissi. La magistrata, la direttora…è questo lo spazio che vogliamo? Renderci ridicole con vuote parole che nulla hanno di concreto e che certo non aiutano la nostra lotta odierna per rafforzare i nostri diritti?

Perché gli uomini la odiano? Non certo perché porta avanti cause anti maschiliste. Perché le donne la detestano? Non certo perché non vogliono cambiare l’attuale società che ci umilia in quanto donne.

Sono le azioni che la rendono antipatica, come quella di chiamare il TgCom, dove Lilin ha un programma, per chiedere di prendere provvedimenti contro di lui.

Lilin ha definito questo comportamento fascista, non posso dargli torto.

Utilizzare il proprio potere e la propria posizione per ottenere ciò che si vuole non è un comportamento meritevole di lode.

Questi rigurgiti illiberali che risuonano di censura non contribuiscono certo a migliorare la fama della Presidentessa.

Lilin ha ragione? Io dico di sì. Io dico che la libertà viene prima di tutto, che di fronte alla morte di bambini come Julian, di fronte alle guerre, al terrorismo è comprensibile non riuscire a mantenere l’aplomb.

Ci stanno anche le querele ma non le intimidazioni che sta ricevendo Lilin: un incontro aperto, di spiegazione e riappacificazione sarebbe la cosa più auspicabile da parte di una donna in una posizione così di rilievo.

Ho letto da poco un post su Facebook di Selvaggia Lucarelli nel quale la “giornalista”, oltre a definirsi una persona che conta qualcosa e che per questo dovrebbe attirare le ire della gente, osanna la Boldrini per le sue lotte quinquennali nei confronti del popolaccio di Facebook. Ho riso e tanto e, poi, ho contato i cadaveri di questo ultimo attentato a Barcellona: sono quindici oggi.

Selvaggia Lucarelli

Quindici motivi per dare peso a questioni molto più importanti, quindici motivi per iniziare a fare qualcosa e smetterla di pensare solo agli insulti ricevuti sui social network. Stiamo combattendo una guerra invisibile che cancella la libertà di tutti noi a poco a poco, chiunque continui ad essere cieco di fronte a questo non merita di stare al governo a dettar legge. Questa la mia sacrosanta, libera, discutibile certo ma incensurabile opinione.

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