ITALIA: UNA LEGGE DISUMANA

Preferisco la morte alla sparizione.

La sparizione è un dubbio, un dubbio che permane anche dopo aver compreso la morte con la razionalità, è un’enigma che dura fino alla fine dei nostri giorni.

Molta gente scompare: alcuni vogliono solo sparire e non lasciare tracce, altri, invece, sono anziani con Alzheimer oppure donne e uomini con disturbi psichiatrici.

Alcune persone scomparse sono, invece, state uccise.

Alcune persone morte, sulle cui ceneri possiamo piangere, sono state uccise.

In ogni caso, la giustizia italiana non è una certezza.

La giustizia italiana è una trottola impazzita che, in tre gradi di giudizio, può ribaltare un ergastolo in un’assoluzione completa.

È un marchingegno lento che porta alla disperazione sia i colpevoli che gli innocenti.

Mentre cigola lascia dietro di sé scie di sangue inspiegabili, cadaveri senza colpevoli, famiglie distrutte.

Chi ha ucciso Meredith Kercher, la studentessa inglese arrivata a Perugia per il suo Erasmus?

Chi ha ucciso Chiara Poggi?

Chi ha ucciso Roberta Ragusa?

Chi, Elena Ceste?

Il primo caso, ovviamente, è il più grave di tutti perché è, da qualche giorno, giunto alla sua bizzarra conclusione: Rudy Guede in carcere fin da subito con rito abbreviato colpevole di omicidio in concorso con…con chi? Non certo Amanda Knox o Raffaele Sollecito, la coppia diabolica che, adesso, ringrazia la giustizia italiana con sollievo.

Con ignoti, quindi? Mai ignoti hanno avuto identikit più preciso.

Lo si legge dalla puerile mestizia di Amanda, ora ragazza tutta casa e chiesa, che dagli USA, dove si era rifugiata molto prima di avere una sentenza definitiva perché, ovviamente, non si sa mai, che incanta tutti ripetendo a intervalli regolari che “Meredith era una mia amica.”

Lo si vede nell’arroganza da figlio di papà del bravo Sollecito che ha dovuto discutere la tesi di laurea in carcere “senza neanche festeggiare.”

Voleva festeggiare lui, mentre una ragazza morta marciva sottoterra e nella sua coscienza.

Io ho paura di questo Paese senza giustizia, questo Paese che si lascia alle spalle centinaia di delitti irrisolti o risolti male, una giustizia che sa prendersela solo con i deboli ma che contro i forti rimane muta.

Si va in galera innocenti, si esce di galera colpevoli, la stampa condanna chi preferisce ed è proprio la stampa, assieme alla televisione, a decidere su chi rifarsi.

Hanno tacciato Stasi, il nerd che aveva i porno nel pc, di essere colpevole mentre la giustizia italiana lo lasciava libero.

Lo assolveva, lo incolpava e lo assolveva ancora.

Mentre lui viaggiava, andava per discoteche con la mente libera, la coscienza linda.

Io, invece, mi faccio sempre la stessa domanda: “Se non loro/lui, chi allora?”

Purtroppo, raramente si arriva ad una risposta che sia riconosciuta anche dalla Legge Italiana.

Eppure, a dirla tutta, a me preoccupano più le coscienze che non sanno più bussare con i loro sensi di colpa al cuore di questi assassini, mi preoccupa l’assenza totale di leggi interne, le leggi che ci rendono umani.

Tutta questa disumanità fa spavento: è una disumanità presente nei giudici che spesso se ne lavano le mani con la reiterata formula dell’ “insufficienza di prove” ed è la disumanità dei giovani assassini bravi a difendere la loro immagine e a non mostrare quell’angolino buio che c’è nella loro anima. Quell’angolino dove forse risiedono i loro incubi, di notte.

Non si può far molto per questa Italia Ingiusta ma si può confidare nella certezza che chi sa di avere ucciso aspetterà per sempre altre assoluzioni che non arriveranno mai.

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