HIV e AIDS: una guida pratica per combattere la SFIGA

La Personaggia oggi diventa una sensibilizzatrice.

Devo cogliere da subito la vostra attenzione su un argomento molto importante su cui tutti credono di sapere tutto e su cui nessuno sa niente.Stasera, perciò, si parla di HIV, amici miei, e di AIDS, perché, lo sapete, vero, che sono due questioni diverse?

La parola d’ordine in questi casi è STIGMA, io, invece, voglio stravolgere i benpensanti e dirvi che la vera parola d’ordine è SFIGA che con stigma ha qualche lettera in comune ma poco altro: sì, perché, vedete l’HIV può colpire tutti in qualsiasi momento.

Non serve una vita sessuale particolarmente attiva, non basta essere eterosessuali, non basta “fidarsi del proprio partner”, il vostro partner potrebbe tradirvi, potrebbe non sapere di essere da anni sieropositivo, il vostro partner potrebbe ammalarvi pur amandovi.

Iniziamo da qui per parlare di quello che è stato definito il virus degli scimpanzé, dei macachi, anzi, la leggenda racconta che un soldato americano avrebbe avuto un rapporto sessuale ad Haiti con una scimmia portando, poi, il virus in America…voi ci credete? Io no, soprattutto dopo aver visto questo video che vi linko. La vera origine dell’AIDS sta nell’errore umano e come sempre, come in tutte le cose, noi uomini per farci del bene sappiamo farci anche tanto male.

Persone più capaci di me, in questo video davvero interessante, sapranno spiegarvi che quel povero soldato dalle dubbie abitudini sessuali c’entra poco o niente con la nascita dell’HIV.

Io voglio solo spiegare ciò che dopo alcuni giorni di studio sono arrivata a capire e non voglio nemmeno dilungarmi troppo perché è l’ignoranza a nutrire questo virus e ad ammalare il mondo, è l’ignoranza che fa proliferare l’HIV. Ho fatto al posto vostro quello che avreste dovuto fare voi ma, tranquilli, la mia fame informativa è ripagata, non mi dovete niente. 😛

Iniziamo:

L’HIV è una sigla che sta per Human Immunodeficiency Virus, ossia, Virus dell’immunodeficienza umana ed è l’agente responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita, l’AIDS. Si tratta di un Retrovirus del tipo Lentivirus (resto una letterata, quindi, affidatevi ai parenti medici o a Wikipedia per ulteriori informazioni scientifiche). In poche parole è un virus che utilizza la trascrittasi inversa per convertire il proprio genoma da RNA a DNA durante il proprio ciclo di replicazione, viene definito ulteriormente lentivirus poiché dà origini ad infezioni croniche che evolvono lentamente. Abbiamo spiegato l’arabo, ora spieghiamo le cose più semplici: l’HIV è il virus non la malattia conclamata, anzi, non è nemmeno esatto dire questo, è più esatto, come afferma l’UNICEF, distinguere tre fasi della sieropositività.

Una prima fase dopo il contagio che comporta poche settimane sintomatiche, che portano il sieropositivo ad avere febbre, stanchezza, mal di testa, talvolta eruzioni cutanee. Molto spesso questi sintomi non vengono assolutamente associati dal medico curante ad un ipotetico contagio da HIV sia perché sono molto vaghi, sia perché spariscono in fretta, sia e, soprattutto, ahimé, perché proporre un test di questo tipo a qualsiasi paziente porterebbe forse ad una querela. Nelle settimane iniziali, però, il virus è molto più facilmente trasmissibile. Quando i sintomi scompaiono, la persona sieropositiva può vivere per anni nell’incoscienza e continuare ad avere rapporti sessuali non protetti o comportamenti rischiosi mentre il virus continua a contagiare e a proliferare.

La seconda fase, invece, vede il sistema immunitario indebolirsi molto più radicalmente: iniziano a comparire sintomi che si associano molto più facilmente all’HIV come l’ingrossamento dei linfonodi o la sudorazione notturna. La prima e la seconda fase possono durare molto tempo anche senza una cura antiretrovirale adeguata ma la durata della vita di un sieropositivo può diventare indefinita se supportata fin da subito da una diagnosi e una terapia idonea.

La terza fase è l’AIDS: in questa fase il sistema immunitario è così debole da non riuscire più a sfuggire a quasi nessuna malattia. Le cose più brutte sono sempre le più famose: abbiamo visto tutti Dallas Buyers Club, abbiamo visto Freddy Mercury e sappiamo che cancro e polmonite, soprattutto nelle loro forme più rare, hanno la meglio su un corpo che è totalmente senza difese. Un malato di AIDS ha una speranza di vita che va dai pochi mesi ai tre anni ma, poi, a me non piacciono molto le statistiche, quindi, le riporto solo perché voglio essere precisa e chiara.

I 2 ceppi dell’HIV sono l’HIV-1 e l’HIV-2, il primo è quello americano ed europeo, il secondo quello africano e asiatico: purtroppo per noi è il primo ad avere una carica virale molto più devastante.

Partiamo da un presupposto fondamentale: la sieropositività è una condizione cronica, non c’è guarigione, ci sono, però, altre due bellissime parole al mondo che danno tanta speranza a tutti noi: cura e prevenzione.

Partiamo dalla cura: ovviamente un inizio tempestivo della terapia è caldamente consigliato, perciò per quelle persone che hanno avuto i celeberrimi rapporti sessuali a rischio è opportuno fare il test. Cosa pullula nelle nostre testoline? Costerà, tutti lo sapranno, mi vergogno e, poi, se sono malata/o cosa faccio?

Il test è gratis, anonimo e, soprattutto, si effettua tramite un semplice prelievo di sangue: dopo una settimana avrete i risultati, sarete sieropositivi se il test avrà rilevato la presenza di anticorpi anti-HIV e sarete sottoposti ad un test più specifico.

Se risulterete positivi verrete subito indirizzati dal personale medico e non è nemmeno detto che dovrete iniziare una terapia antiretrovirale subito, questo dipenderà dai risultati dei due principali esami a cui sono sottoposti periodicamente le persone sieropositive:

1) la determinazione della carica virale nel sangue;

2) la conta dei linfociti T CD4+.

A seconda del risultato il vostro medico deciderà se iniziare la terapia tempestivamente o meno. Altri test importanti sono quelli di resistenza per sapere a quali farmaci i ceppi di HIV presenti nell’organismo sono sensibili per scegliere la terapia ottimale. Sono numerose le evidenze scientifiche che consigliano un inizio precoce della terapia (in genere tra di 350 e 500 CD4+ o se la carica virale è maggiore di 100.000 copie per millilitro). In presenza di una complicazione correlata all’AIDS o di particolari co-infezioni, è invece raccomandato l’inizio immediato della terapia.

Non è stupefacente scoprire che anche un malato di AIDS se adeguatamente curato può condurre una vita normale e, probabilmente, anche molto più lunga di quello che noi tutti ci aspetteremmo?

Dove farlo, quindi, questo benedetto test-salvavita? Come previsto dalla legge 135/90, si dovrebbe eseguire gratuitamente, anonimamente e senza impegnativa del medico:

1) Nei Reparti di Malattie Infettive degli Ospedali pubblici;

2) Nei Centri di cura delle M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili) o I.S.T. (Infezioni Sessualmente Trasmissibili);

3) Nelle strutture pubbliche dove si eseguono prelievi.
Anche quando il test non è anonimo, è strettamente confidenziale, cioè il nome non viene pubblicizzato in alcun modo. Inoltre, questo tipo di test è diffusissimo e un qualunque centro di analisi (pubblico e privato), non necessariamente specializzato in infettivologia, è in grado di effettuarlo. Il costo di un test HIV in un centro analisi privato si aggira sui 15-20 Euro (ma questo vale solo per i bocconiani snob xD)

Dopodiché, quando inizierete stabilmente la terapia con i farmaci antiretrovirali (ARV) è necessario non dimenticare le compresse, rispettare la periodicità dei controlli, mantenere un’alimentazione sana ed equilibrata, non sottoporsi a solarium o a bagni di sole ad ore carbonizzanti in spiaggia, togliere dalle proprie abitudini l’alcol, il fumo e le droghe, vi potrebbe far ridere ma vi sto anche dicendo che dovrete evitare lo stress, gli sforzi fisici e mantenere un buon livello dell’umore. Ci sono molte altre precauzioni da prendere ma non particolarmente invalidanti: ovviamente, il medico curante di qualsiasi genere dovrà essere informato perché tutti gli interventi chirurgici possono, se non debitamente programmati, dare forti scossoni al sistema immunitario. A questo aggiungiamo il fatto che una persona sieropositiva non può prendere medicinali ad minchiam: potrebbero interferire con gli ARV e far retrocedere il miglioramento dato dalla terapia.

Quindi, giù le zampe dalla credenza dei medicinali!

E giù le zampe anche dai cibi scadenti e dagli ostelli con condizioni igieniche carenti: se siete poveri piuttosto che viaggiare state a casa a guardare la tv.

L’ultima e più importante raccomandazione che mi sento di fare a coloro che sono consapevoli di essere sieropositivi è di trovare il coraggio di parlarne, di informare: i sieropositivi non sono persone diverse ma sono persone malate di una malattia cronica che può essere fatale. Io non ho mai considerato il termine “malato” un’offesa, chi mi conosce bene lo sa, considero, però, il termine “criminale” una grande offesa e chi contagia consciamente un’altra persona non è altro che questo.

Come si trasmette questo dannato virus?

Qui urge essere ancora più chiari:

Quella che venne definita negli anni ’80 “la malattia dei gay” è un virus, ormai, quasi totalmente originato da rapporti non protetti eterosessuali. La comunità gay ha saputo fare una buonissima campagna di informazione interna e, ora come ora, si può dire che l’HIV sia la tragedia etero (e ben ci sta, no?)

Le categorie (anche se odio parlare di categorie) più a rischio sono, quindi, gli eterosessuali, i tossicodipendenti che utilizzano droghe di tipo iniettivo (anche perché le statistiche dimostrano che non hanno colto minimamente l’importanza della campagna di sensibilizzazione e della distribuzione delle siringhe gratis in tutti i centri farmaceutici) e le prostitute. Facevo prima a dire tutti. Dico tutti, infatti.
L’HIV può colpire tutti.

Si trasmette tramite i fluidi biologici (sangue, sperma, secrezioni vaginali, sangue, latte materno) ma non tramite la saliva a meno che il vostro partner non abbia evidenti tagli in bocca o paradontopatie o si sia lavato i denti con una motosega.

Quante volte vi siete fatti il vostro bel taglio alla Fedez dalla parrucchiera e avete guardato il cassetto sozzo in cui quella brava donna che va sempre in chiesa poggia il rasoio dopo avervi scalpato?Ecco, anche il rasoio non accuratamente pulito può essere pericoloso. Gli aghi, certo, ma non serve che voi siate degli eroinomani alla Sid Vicious, né dei Power Lifters gonfiati di steroidi, basta che le apparecchiature del vostro tatuatore siano infette. Scegliete bene, quindi, il luogo dove farvi un tatuaggio o un piercing, se per voi conta il prezzo evitate di farlo. Il vostro amico lercio potrebbe avere molti problemi con l’igiene nonostante l’economicità.

Puntualizzerei su due punti: le secrezioni vaginali sono molto meno contagiose dello sperma e la possibilità di essere contagiata per una donna sono molto maggiori che per un uomo, soprattutto se quest’ultima è molto giovane, poiché il suo apparato genitale sarà molto più sensibile e lacerabile.

La verità è questa e mi fa pensare che il famoso Dio cristiano che tanto detestava Eva esista veramente.

Ora passiamo alle cose non rischiose che fanno di voi dei perfidi ignoranti: le zanzare non sono un problema, andare in piscina con sieropositivo non è un problema, abbracciarlo, baciarlo, stringergli la mano, bere dal suo bicchiere, usare le sue posate, assaggiare i suoi cibi, quasi tutti i comportamenti usuali non comportano nessun rischio e, anzi, la mancanza di tatto e la poca solidarietà rende voi dei coglioni e la cosa scientificamente abbassa il sistema immunitario ad entrambi i soggetti in questione.

Se avete un partner sieropositivo le cose si fanno più…come potremmo dire, intriganti:

abbiamo detto che baciare è lecito ma, tanto per rifarci al proverbio, scopare è cortesia (stasera sono particolarmente ironica, scusate xD), come fare, quindi?

Nel caso in cui sappiate per certo che il vostro partner è sieropositivo l’astinenza ha un valore massimo a livello scientifico ma minimo a livello oggettivo: l’affidabilità del condom deve essere totale, quindi, non utilizzerete profilattici comprati due anni fa oppure di marche dubbie e li dovrete indossare fin dall’inizio del rapporto per evitare il contatto con il liquido pre-eiaculatorio (questo lo consiglio anche a coloro che non vogliono figliare, come la sottoscritta).

DOPO è importante lavarsi accuratamente con sapone e acqua corrente le mani e le parti intime.

La masturbazione reciproca non porta a nessun genere di contagio a meno che non sia effettuata con mani impregnate di liquido seminale maschile.

Esistono anche i condom femminili che possono essere utilizzati insieme a quello maschile per ridurre al minimo anche le piccole percentuali di rischio che comporta un rapporto protetto.

Insomma, tutto questo per dirvi che qualsiasi genere di discriminazione è priva di senso logico ed è molto triste: qualsiasi persona che preferisca l’ignoranza all’informazione, l’esclusione alla solidarietà ma, soprattutto, alla razionalità dimostra di avere ben poco valore.

Non servono mille rapporti sessuali per contrarre il virus, ne basta uno e l’HIV non va molto per il sottile.

Scommetto che il vostro ragazzo non ama particolarmente il preservativo e scommetto che lo conoscete da circa una settimana, scommetto che avete anche un po’ insistito ma alla fine lui ha prevalso, scommetto che non state nemmeno pensando di farvi il test.

Scommetto che chi mi sta leggendo ci andrà.

E voi, ragazzi italiani che avete così in odio l’uso del condom, perché non iniziate a collegare le parti basse al cervello? Scommetto che amate vivere e vivere continuando a prendere in giro e ad additare la gente con quelli che voi considerate problemi. Ipoteticamente, il problema è di chiunque, il problema è soprattutto vostro.

Esito certo del test: dopo tre mesi dall’ultimo rapporto sessuale a rischio.

Lo slogan è sempre lo stesso: non esiste HIV dove c’è prevenzione.

 

Sono felice di aver potuto dare il mio piccolo contributo.

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