GLI SCRITTORI SI RACCONTANO: A TU PER TU CON ALDO PARISI

Credo di avere molto a cuore il destino della letteratura italiana, per questo quando mi trovo davanti a scrittori emergenti di grande valore non posso fare altro che togliermi il cappello e…tirarci fuori delle belle domande per loro!

Oggi è il giorno di Aldo Parisi, scrittore de “La nuova era”: un romanzo che mischia vari generi tra cui il fantasy e la fantapolitica.

Avere conosciuto Aldo è stato per me una fonte di ricchezza immensa: uno scrittore che, pur nella sua bravura (testimoniata anche dai premi vinti e dal successo del suo romanzo), non si compiace e, anzi, dimostra, anche nelle sue risposte, la sua grande umiltà. Una dote, l’umiltà, che contraddistingue solo i Grandi e noi lettori lo sappiamo. Buona fortuna, Aldo e buona lettura a voi!

 

Da dove è partito tutto? Cosa ti ha fatto diventare scrittore?

Diventare scrittore, che parolona! Magari potessi fregiarmi del titolo di scrittore. Da quando ero ragazzo ho sempre amato la lettura e dopo decine e decine di libri un pensiero insistente e “insidioso” si è aperto strada in me. Raccontare storie. E dai racconti sono passato ai romanzi, tuttavia li ho sempre tenuti per me o per pochi intimi, poi una persona mi ha consigliato di partecipato ad un importante premio nazionale di genere fantasy e horror e, con mio grande stupore, al primo tentativo sono arrivato tra i finalisti scelti tra più di 500 opere.

Come hai vissuto la scelta di diventare scrittore in una società in cui tutti scrivono e male e la scrittura è lasciata preda dell’improvvisazione di molti?

Veramente non ho mai pensato agli altri. Ognuno ha un suo stile, ognuno sa scrivere più o meno bene. In uno scritto, che sia un racconto o un romanzo, guardo l’idea di fondo, ma soprattutto le emozioni che sa donare. E’ ovvio però che un testo scritto male oppure con una punteggiatura orrenda e incomprensibile fa decadere gran parte dell’idea o delle emozioni che sa suscitare.  In realtà mi è capitato di abbandonare testi più per la difficoltà nella lettura che per il loro contenuto. Purtroppo sempre più spesso accade che coloro che si cimentano nella scrittura non hanno le basi della lettura: la mia personalissima opinione è che non è possibile scrivere qualcosa dopo aver letto due o tre libri, ne occorrono decine. Poi occorre studiare e informarsi per scrivere un libro.

Oltretutto, hai scelto un genere, il Fantasy, plurinflazionato. Perché il tuo romanzo è diverso dagli altri?

Credo che sia diverso  perché non è solo fantasy, ma è un genere che condivide le proprie pagine con la fantapolitica (che è un genere che sta uscendo piano piano, basta guardare il successo di film come Attacco al potere o telefilm come House of Cards) e l’horror, con sprazzi di fantascienza e medical thriller. Insomma ho cercato di unire una figura canonica del genere horror, i vampiri, spesso, questa sì, inflazionata e portata alla deriva dalle ultime opere letterarie e cinematografiche, e l’ho portata al cospetto di una crisi sociale e politica tangibile, che è sotto gli occhi di tutti noi, lasciando il lettore sospeso tra quali siano scelte giuste ed ingiuste e abbandonandolo a considerazioni sulle conseguenze di ciascuna azione, soprattutto di chi ci governa. Il binomio vampiri/politica pare risultare banale (non vi preoccupate, non si parla di tasse), ma molti lettori del mio romanzo hanno apprezzato la visione che ne ho dato, perché, a parere dei loro commenti, nel libro i ruoli paiono distanziarsi anziché fondersi, “lasciandoci spaesati, senza parteggiare né per l’una (uomini) né per l’altra razza (vampiri) forse con l’intento dell’autore di farci ragionare con la nostra testa sul potere. Ci lascia, in altre parole, in balia di scegliere, vestendoci di volta in volta da vincitore o da sconfitto”.

Chi sono gli scrittori che più ti hanno influenzato nel corso della tua vita?

Ho sempre apprezzato i buoni scrittori, ognuno per il genere che scrivevano. Nel caso specifico ovvero del genere, sicuramente ci sono stati due scrittori che mi hanno influenzato, Richard Matheson e Stephen King. Certo, ci sono altri scrittori che hanno accompagnato la mia crescita letteraria e hanno dato il loro contributo a questo libro. Cito ad esempio Kathy Reichs, il Comandante Alfa (Cuore di Rondine), James Patterson e James Rollins, ma anche, quasi paradossalmente rispetto al genere, Khalil Gibran. Influenzato sì, ma fino ad un certo punto. Sono convinto che per scrivere un libro ci sia bisogno di studio, ci vuole sete di conoscenza, occorre lavorare sul proprio stile e imparare sempre cose nuove, solo così un libro diventa un frutto tuo proprio.

Nel tuo romanzo “La nuova era” parli del potere e di come quest’ultimo possa logorare chi lo possiede. E’ sicuramente un concetto molto attualizzabile anche per la politica dei tempi nostri. Che lettura dai del modo in cui i “nostri” potenti utilizzano il potere?

Ad Andreotti fu attribuita la frase “il potere logora chi non ce l’ha”, nel libro invece il discorso è diverso. Logora punto e basta, a qualsiasi livello, dalla politica al posto di prestigio perché ognuno se lo tiene per i propri scopi, anche e soprattutto occulti, e lo difende a tutti i costi, mostrando unghie e, se mi passate il gioco di parole, i denti. I nostri potenti utilizzano il potere solo ed esclusivamente per la propria pancia, è un potere sanguigno e inviolabile, non ammette rotazione. I politici odierni non guardano assolutamente alla nostra società (il concetto di polis greca è ormai defunto) e la deriva sociale andrà sempre peggio. Ci vogliono più stupidi e solitari perché l’ignoranza e l’isolamento implica anche plasmabilità, essere deboli e facilmente utilizzabili. Ma c’è un’ombra oscura che pesa come una spada di Damocle sulle nostre teste: la violenza, perché nel momento in cui i politici non saranno più in grado di soddisfare i bisogni precostituiti, quella stessa società rimarrà in balia di interessi di altre forze rivoluzionarie, portando sempre più alla disgregazione sociale. Un po’ quello che sta accadendo in questo periodo, ma ancora a livello larvale. I vampiri del mio libro sono dunque i nostri vicini, i nostri parenti, noi stessi.

Pensi che anche la nostra società potrà mai giungere ad una nuova era?

Spero non quella del libro, anche se il cammino è ormai stato intrapreso. Una nuova era è ancora possibile: l’uomo deve comprendere che questo mondo è limitato nelle risorse e occorre fare di necessità virtù. L’uomo deve smettere di essere egoista, deve riscoprire e sapere ponderare quanto di buono rappresentano i valori umani, naturali e religiosi. Un estremo relativismo porterà ineluttabilmente all’annientamento.

Nel tuo sito hai carinamente associato degli attori reali ai personaggi del tuo libro: se dovessi incorrere in una trasposizione cinematografica che regista sceglieresti?

So che renderei tristi molti fan di Quentin Tarantino, ma nei suoi film c’è troppo sangue per i miei gusti e nel libro il sangue praticamente è ridotto allo 0,5% o giù di lì. C’è un solo regista che soddisferebbe la trasposizione cinematografica del libro come la vorrei io e il suo nome è John Carpenter (Halloween, 1997:Fuga da New York, La cosa, Essi Vivono, Il seme della follia). So per certo che a lui questo libro piacerebbe molto perché il protagonista è un antieroe, un uomo di estrazione umile che diventa parte delle istituzioni e che ben presto ne sarà in contrasto, ma le analogie non si fermano qui, perché Carpenter amerebbe la forte critica sulla società che traspare dal libro e ancora di più apprezzerebbe l’analisi del rapporto fra il bene e il male e la messa in discussione dei valori di questa nostra società.

A chi consiglieresti il tuo libro?

A chi vuole riflettere sul bene e sul male e sulle rispettive scelte, a chi piace l’azione ma anche il sentimento e i valori umani, a chi piacciono i vampiri ma è stufo di quelli letti e visti negli ultimi anni, a chi piace la politica ma anche a chi odia la politica e i politici, a chi vuole cambiare il mondo e a chi vuole lasciarlo così come è. Lo consiglierei soprattutto a chi ama leggere divertendosi.

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