GIOVENTÙ LARVALE

la metamorfosi
La Metamorfosi - Franz Kafka

Gregor Samsa avrebbe potuto essere tranquillamente un giovane italiano della nostra generazione.

“La metamorfosi” di Kafka non è solo un racconto attuale, nonostante sia stato scritto nel 1915, è un romanzo vivo, un piccolo-enorme romanzo che noi, vivendo nella nostra società, rappresentiamo ogni giorno.

E’ teatro, e gli attori siamo noi: i giovani di oggi si calano perfettamente nella parte di Gregor, commesso viaggiatore, che, un giorno, si risveglia nel suo letto trasformato in insetto. Per essere precisi in un orrendo insetto di dimensioni abnormi provvisto di spaventose fauci e disgustose secrezioni filamentose.

La cosa strana è che Gregor non si pone nessun interrogativo, non si chiede mai come sia stato possibile, non si domanda mai per quale motivo sia capitato a lui.

E, cosa ancor più bizzarra, non cerca mai una soluzione.

Tutta la sua esistenza da insetto è volta ad abituarsi al suo nuovo corpo fragile e ingombrante, a soffrire per il disgusto dei suoi genitori: i suoi ragionamenti non vanno mai oltre alla flebile speranza racchiusa in un “quando tornerò come prima sistemerò tutto.”

Ma Gregor non torna come prima: muore.

scarabeo stercorario

E noi chiudiamo il libro e non possiamo fare a meno di pensare a quanto assomigliamo a questo triste personaggio: anche noi ci siamo alzati una mattina trasformati in quello che la società, la politica ha voluto farci diventare ossia delle bocche mute, senza più forza per protestare, delle persone senza futuro, senza sogni e, di conseguenza, senza autostima, dignità. Siamo dei fantasmi e, esattamente come Gregor, abbiamo rinunciato a lottare, a capire, a comprendere le ragioni che si nascondono dietro il nostro avvenire spezzato, ci siamo abituati, ci siamo adeguati alla nostra esistenza di gente che, siccome non avrà mai nulla, non vuole nemmeno nulla; come Gregor abbiamo imparato a muoverci senza fare troppo rumore, a nasconderci sotto il divano per evitare di suscitare disgusto, per evitare di essere visti, per evitare di sentirci rispondere NO.

E’ la stessa cosa: Gregor è un giovanotto pieno di risorse, con un buon futuro davanti, con una famiglia piena di speranze e di aspettative e, tutt’a un tratto, diviene un insetto, un peso, un’onta sia per se stesso che per la sua famiglia.

La nostra gioventù più che bruciata è spenta: la mancanza di un futuro, la consapevolezza di non poterne avere uno cambia i nostri volti, modifica le nostre espressioni, cambia persino la percezione che noi abbiamo di noi stessi.

Così non ci stupiremmo un giorno a risvegliarci con otto zampe al posto delle nostre mani e dei piedi, non ci stupiremmo di alzarci una mattina e ritrovarci con un esoscheletro al posto della pelle…

Ma se chiedessimo, se avessimo solo il coraggio di chiedere, di protestare, di domandare il perché, di lottare per i nostri obiettivi, per i nostri sogni.

La sensazione di impotenza che pervade noi, come pervadeva Samsa, oppure l’agrimensore K. Protagonista de “Il castello” o, ancora, il protagonista de “Il processo” ci pervade, ci paralizza: ma è un’impotenza ingannevole.

Noi possiamo fare qualcosa e non vogliamo farlo.

Franz Kafka

O, meglio, non abbiamo abbastanza speranza per provarci: le strade sono chiuse e noi pensiamo che sia inutile provare ad attraversarle. Siamo come quell’uomo che non compra mai un gratta e vinci e poi si lamenta della sua sfortuna.

Rischiare è l’unica soluzione che abbiamo davanti: se Gregor Samsa fosse uscito da quella stanza o, ancora meglio, avesse accettato la sua vita da insetto invece di vergognarsi o nascondersi non sarebbe finito rinchiuso in un mare di sporcizia, i suoi familiari non avrebbero progettato la sua uccisione facendolo morire di dolore, se Gregor avesse accettato la dimensione perenne della sua metamorfosi e fosse uscito da quella stanza non avrebbe perso nelle continue mortificazioni la sua dignità di essere vivente.

La nostra corazza di disillusioni non serve a difenderci: quello che mi insegna la figura di Samsa è che l’unica vera protezione è il coraggio di guardare in faccia la realtà, di ammetterne la bruttezza e, nonostante questo, lottare, andare avanti, vivere.

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