DI GENERE SI MUORE

donna porge cuore

Una donna ogni tre giorni muore per mano di un uomo nel nostro Paese. Ex fidanzato, marito, ex marito, fidanzato ma i motivi non sono diversi: quello che scatena la violenza è sempre la non accettazione da parte dell’uomo che la donna possa essere un essere umano e non un oggetto.
Di genere si muore, quindi. Essere donne significa tante cose, essere donne è il risultato di una storia, di un percorso, di una lotta contro il mondo che sempre ci vuole relegare in secondo piano.

Prima l’uomo, sempre prima l’uomo. Ce lo insegnano le mamme quando offrono la fetta di torta più grande a nostro padre perché “lui è l’uomo”, ce lo insegnano le nonne quando danno la mancia più cospicua al nipote preferito che non siamo mai noi, è sempre il maschio, ce lo insegna la vita, la società, il nostro ambiente, la nostra famiglia quando ci sentiamo dire che “Se non trovi un uomo e non fai dei figli la tua vita sarà sprecata.”, ce lo insegna la giustizia sommaria della gente che non condanna abbastanza gli stupri perché “con quella gonna così corta, poverino, è stato provocato.”

E noi donne conviviamo con queste ingiustizie, non solo le accettiamo ma le facciamo nostre, diventiamo quello che non dovremmo mai diventare ossia delle sottomesse. Sottomesse a regole ancestrali, da paleolitico, sottomesse alle regole di una società maschiocentrica in cui se sei un uomo puoi pensare alla carriera, puoi non occuparti dei figli, puoi usare le donne senza essere etichettato con termini spregevoli. E puoi anche uccidere, perché no? Perché se lei ti lascia è una poco di buono, perché sei stato spinto dal troppo amore. Li chiamano crimini passionali ma sentirlo è per me una ferita al cuore: non c’è amore nella violenza di genere. E una ferita al cuore è anche sentire prendere in giro la parola femminicidio: perché “vogliamo l’uguaglianza ma poi…”, perché “volete forse far credere che se muore una donna è più importante?”

Lo spirito che spinge a questo genere di violenza è fondamentale, sintomo di una società ammalata che non comprende l’importanza della parità dei sessi. Le madri non educano i figli a rispettare le donne, mentre le nuove generazioni di donne avanzano nella loro emancipazione e questo non spinge gli uomini a riflettere sul loro nuovo ruolo bensì li esaspera, li depaupera del loro predominio, li incattivisce. Cattivi, crudeli ed esasperati, nonché completamente privi di una scala valoriale, si rapportano con le donne: è così che scattano le gelosie, i rapporti sbagliati basati sul senso di possesso, l’invidia per il successo della propria donna, lo stalking. “Quella lì è una cosa mia” e come “cosa mia” non deve essere di nessun altro.

Quello che mi stupisce sempre è la mancanza di proposte per risolvere questo grave fenomeno: le proposte di legge non bastano, le pene più severe non servono, punire chi ha già commesso il fatto non educa nessuno. Quello che serve è una serrata attività di sensibilizzazione ma non sugli uomini, sulle donne. Sono le donne che devono educare i loro figscarpe rosse sulla stradali maschi, sono le donne che devono iniziare ad amarsi e a rispettarsi, tutto nasce dal rifiuto di certi comportamenti maschili che non possono essere perdonati, dalla necessità di capire che dobbiamo accettarci, al di fuori degli standard imposti dalla società e dagli uomini. Non dobbiamo essere come vogliono loro, non dobbiamo accettare i compromessi perché l’amore non comporta compromessi che riguardino la salvaguardia della nostra individualità, l’amore va oltre il genere, è comunione e rispetto.
Come capire se siamo alle prese con un potenziale uomo violento? I segnali sono tanti: se ci isola, se vuole cambiarci, se ci impone delle regole. Quello che dobbiamo fare è scappare dai rapporti malati, scappare da chi ci vuole ingabbiare in una vita predefinita, scappare da chi ci identifica come oggetti di proprietà.

 

Rispettare noi stesse è il primo passo verso la ricerca di rapporti d’amore che possano portare alla felicità. Ed essere felici non ha prezzo, credetemi, essere donne felici è una conquista che sputa in faccia alle leggi disumane di questa società maschilista.

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