L’elefante nella stanza

 

Lo studio del dottor Pauselli fa da sfondo alle confessioni della giovane Isadora: dalle sue parole fuoriesce una storia familiare sofferta. Con la madre ha un rapporto contrastato soprattutto dopo la morte della sorella, suicidatasi in circostanze misteriose.
Attraverso le sedute di analisi, Isadora cerca di trovare la chiave della sua felicità e di liberarsi dai fantasmi del passato.
Cinque anni dopo, pur avendo messo fine alle sue sedute con il terapista, la felicità sembra ancora lontana: nonostante il suo successo come poetessa e la pubblicazione di una sua raccolta anche in Francia, ad Isadora manca l’essere amata. L’uomo che ama, l’enigmatico scrittore Lupo Farron, non la ricambia ma riesce a darle soltanto un’amicizia che lei vive con dolore e frustrazione.
Il viaggio a Bordeaux per presentare il suo libro le offre l’occasione per due importanti incontri. Il conturbante S. e lo spensierato Roy sembrano apparentemente offrirle una scappatoia e una guarigione dalla sua sofferenza esistenziale.
Una fuga da Milano, la città dove vive, a Venezia (città che da sempre è stata la patria dell’anonimato) sembra l’unica soluzione possibile, l’unica via per un nuovo inizio che, però, si rivelerà solo una mera illusione e la porterà allo stesso triste punto di partenza.

 

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