I DIECI COMANDAMENTI DELLA SGNACCHERITE ACUTA

Inauguro la rubrica dedicata allo “sgnacchero” della settimana che avevo già iniziato a tenere sul mio profilo facebook qualche tempo fa.

Per prima cosa è necessario definire il significato del termine “sgnacchero”: lo “sgnacchero” è un corpo, principalmente. Un corpo senz’anima, preferibilmente. Se lo sgnacchero inizia a parlare, solitamente, smette di essere tale. Lo sgnacchero è quell’essere vivente che nessuno riesce ad immaginare mentre siede sulla tazza del water ad espletare i propri bisogni.

“Sgnacchero è, chi lo sgnacchero fa” e lo sgnacchero fa molto e dice poco (molto spesso perché non pensa.)

La filosofia dello sgnacchero emancipa noi donne dall’inutile paradigma “noi siamo diverse e migliori degli uomini” paracadutandoci nella vera forma mentis della donna moderna ossia “io faccio esattamente come loro e non voglio sentire storie.”

Lo sgnacchero è un uomo-oggetto, lo sgnacchero firma i documenti con una tremolante X maiuscola, lo sgnacchero pensa che la Cecenia sia un tipo esotico di legume, lo sgnacchero non legge, non millanta conoscenze onnivore, non è un tuttologo, è un nientologo, lo sgnacchero non finge di essere quello che non è: lui è quello che non è (ma a noi ci piace lo stesso). Punto e basta.

Lo sgnacchero molto spesso indossa occhiali senza lenti solo perché gli donano, è un paninaro post-anni 80, lo sgnacchero è l’ex ragazzino che tutte le professoresse chiamavano alla lavagna più spesso degli altri, lo sgnacchero ti fissa dai cartelloni pubblicitari e finché rimane lì ti sembra la persona migliore del mondo, lo sgnacchero è il protagonista di alcuni sogni che non racconteresti nemmeno a Freud in persona.

Se mai doveste incappare nella disgrazia di sposarvi, il vostro sgnacchero diventerà un posterino nascosto nell’anta dell’armadio.

Ma non preoccupatevi: vostro marito non si offenderà. Sarà sicuramente troppo stupido per avere problemi di autostima.

Questa pallosa introduzione serviva a spiegarvi che non tutti i belli sono sgnaccheri perché molto spesso i belli sono noiosi.

Gli sgnaccheri più famosi sono: David Beckham, David Gandy, Gabriel Garko, Gerard Butler, Channing Tatum, Chris Hemsworth, Alex Pettyfer, John Kloss e non vado oltre altrimenti renderei inutile la mia rubrica.

(Per esempio, Leonardo DiCaprio che, nonostante il vizietto delle modellone, io considero il proprietario di tutti i superlativi positivi esistenti nella lingua italiana, non è uno sgnacchero. Brad Pitt, altro possessore di tutti gli –issimo del mondo, non c’entra niente con l’ideale di sgnacchero. Ricordatevelo bene!)

Metà degli sgnaccheri che ho nominato non incontrano il mio gusto: diciamo che bisogna avere una certa predisposizione per essere una vera talent scout di sgnaccheri. Personalmente io sono l’immagine speculare di DiCaprio. Quanto più lui piaga per le modellone, tanto più io piago per i cervelloni.

Ma, tralasciando le mie oscure ossessioni, oggi vi presento il re degli sgnaccheri, il solo che abbia portato me e la mia amica (che per motivi di riservatezza chiamerò Giorgina, ma tanto non ho dubbi che, chi mi conosce, sarà in grado di capire ugualmente) a spendere 30 dollari australiani per avere il dvd e il calendario delle sue prodezze (ma il ricavato delle vendite andava ai bambini poveri…o almeno così credo.).

Daniel Garofali (da pronunciarsi “denielgarofàli”) nasce il 9 gennaio del 1987 a Sydney, ma suo padre probabilmente era un galeotto italiano o, comunque, il discendente di un galeotto italiano.

La sua carriera consiste in una serie di scatti e video in cui mostra la sua beltà. Ma non fatevi ingannare: tutta la sua virilità e il testosterone che trasuda verranno spazzate via dalle vostre menti arrapate la prima volta in cui lo sentirete parlare (Daniel si diletta spesso a fare interviste sui red carpet): il sex symbol dileguerà e al suo posto comparirà un ragazzotto con movenze effeminate coordinate ad una voce da castrato. Ma nei calendari e nei video è muto, ergo: questo non è un problema.

Se volessi fare la persona seria ora intavolerei una discussione sul, a mio parere, rivoltante dilagare dei metrosexual e sul motivo socio-antropologico che ha scatenato questa epidemia, ma, ahimè, non ne ho alcune intenzione.

Qualcuno un giorno mi ha detto che la colpa è degli omogeneizzati, altri dicono che sia la rivoluzione sessuale, i più furbi dicono che “è la donna che è diventata un uomo.”

Mentre aspetto che mi crescano i baffi, io, intanto, continuo a dilettarmi col mio bel denilgarofàli.

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