DISTURBI ALIMENTARI: quando il sole splenderà più forte…

Certe volte mi chiedo cosa si nasconda dietro i volti delle persone che incontro. Altre volte, da uno sguardo, riesco a percepire il colore delle ombre che popolano la loro anima.

Una volta mi è capitato di vedere un ragazzo visibilmente sottopeso: poi, ho conosciuto la sua vita da ex nuotatore grande, grosso e forte e quel momento in cui qualcosa si è rotto dentro di lui. Non parlava quasi più se non a monosillabi e davanti al piatto non riusciva ad ingoiare nemmeno una briciola. Ma quello che più mi ha colpito, a parte l’eccessiva magrezza, è stata l’espressione: fissa, catatonica, spenta. I genitori non si capacitavano e nemmeno io. Ma quale dolore si nascondeva dietro quel viso pelle e ossa? Io non potevo saperlo, non posso tutt’ora.

Nel tempo, però, ho cominciato a seguire da vicino molte storie on-line di ragazze anoressiche o bulimiche e ho scoperto che, nonostante gli sforzi per uscirne, sono tutte innamorate della loro malattia. La trattano con odio, paura ma anche con profondo attaccamento come se fosse una parte di loro, una caratteristica del loro essere dalla quale non voglio distaccarsi.

Perché i disturbi alimentari diventano parte di noi: si impossessano della nostra esistenza, tessono la tela e ci imprigionano come ragni affamati pronti a catturarci.

Diventiamo completamente vittime di quel meccanismo: siamo magre ma vogliamo essere più magre, siamo grasse e troviamo conforto solo nel cibo.

Purtroppo so cosa significa utilizzare il cibo come ancora di salvataggio nel mare burrascoso della vita: c’è stato un periodo della mia esistenza in cui il mio corpo mi era così odioso, così insopportabile che non potevo accettare di essere così.

Se mi baso sulla mia esperienza, posso solo dire che le cause di questi disturbi sono tutte riconducibili a ciò che abbiamo intorno: non siamo ascoltate, non siamo amate, subiamo la vita che scorre semplicemente lasciandoci a guardare. E noi guardiamo e vediamo allo specchio qualcosa che non vorremmo vedere: qualcosa che non rispecchia i nostri ideali, qualcosa che forse è solo, abbandonato perché non è adeguato, perché non è abbastanza magro, non è abbastanza bello.

In Italia sono tre milioni le persone che soffrono di disturbi alimentari. Il 95,9% delle persone colpite da un disturbo alimentare sono donne e il 4,1% uomini. In buona parte dei casi, circa 2,3 milioni, i Dca sorgono in età adolescenziale. L’anoressia è il disturbo più pericoloso dal punto di vista della mortalità, con un tasso stimato intorno al 5-10% dei malati.

E, poi, come se non fosse abbastanza ci sono i nuovi disturbi, definiti 2.0: la drunkoressia, pericoloso comportamento che implica il digiuno e la compensazione di esso con le bevande alcoliche, l’Ortoressia, ossia l’esagerata attenzione per la qualità del cibo, la Vigoressia che è caratterizzata dall’abuso di esercizio fisico, anabolizzanti e diete iperproteiche e, infine, la Pregoressia, disturbo alimentare che affligge le donne incinte che si costringono a digiuni pur di non ingrassare durante la gravidanza.

Beh, non posso dare consigli a questi ragazzi e ragazze che trovano nel cibo conforto e nemico giurato: non posso, perché la soluzione univoca è l’accettazione di sé e, purtroppo, la strada è ancora molto lunga per me per arrivare a quel risultato.

Posso solo dire che ho scoperto anche io da poco che la vita è bellissima e tutta da vivere, posso dire che c’è una speranza per tutti di uscire dal tunnel nero della sofferenza: si lotta, si combatte e si ritrova la forza nell’amore degli altri e nella scelta di amarsi per ciò che si è.

Vi sembrerà un articolo senza senso, vuoto di significato ma per me esprimere la forte solidarietà che sento verso queste persone è importantissimo.

Voglio solo dirvi che dal buio si esce. Trovare la forza non è facile, però, una volta che avrete combattuto la vostra personale guerra e vi guarderete indietro il sole splenderà più forte su di voi e la vita vi sembrerà finalmente degna di essere vissuta.

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