CHILDFREE: quando la non-maternità è una scelta

movimento childfree

Ci sono tante cose che si possono scegliere nella vita: i piatti al ristorante, il gusto del cono in gelateria, gli abiti nei negozi, i fidanzati, i nuovi animali domestici quando si va al canile e potrei continuare molto a lungo perché le scelte sono tante e fanno di noi persone libere, autodeterminate e ci fanno crescere, maturare.

Ogni scelta è un piccolo passo verso la nostra consacrazione a persone uniche al mondo che abbandonano il gregge e cominciano a cantare, stonando, fuori dal coro perché è proprio stonando che si cantano le migliori canzoni, quelle che fanno rima con libertà e la libertà, amici miei, è salvezza sempre.

Detto ciò e fatta questa doverosa introduzione, vi racconto perché ho deciso di parlarvi del movimento Childfree: ho visto un video stamattina tratto dalla trasmissione Nemo – Nessuno escluso (https://bit.ly/2qHOP35) della RAI su consiglio di una mia cara amica che potrei definire con un inglesismo maccheronico Childwisher o Childwanter, in questo video si raccontavano alcuni protagonisti della pagina Facebook Childfree Italia (pagina da cui ho tratto le foto per questo articolo, ndr), una pagina che promuove la scelta di non avere figli non perché non si possono avere ma perché non si vogliono avere.

C’è una bella differenza tra Childless, infatti, ossia coloro che non hanno potuto avere figli per motivi di salute o similia e li avrebbero voluti, e Childfree.

Childfree significa che non solo non li vuoi, questi bambini, ma fai di tutto per non averli e non ti limiti ad utilizzare i sacrosanti metodi anticoncezionali ma arrivi fino al punto di sterilizzarti.

In questo video un ragazzo di 24 anni raccontava la sua scelta di aver attuato la vasectomia come un’operazione liberatoria, come la possibilità di poter finalmente trasformare in realtà le proprie idee, le proprie naturali inclinazioni e convinzioni.

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In questo video, una donna dall’aria decisa e iraconda raccontava del disagio di dover entrare in ristoranti dove i bambini sono accettati e di dover sopportare la loro maleducazione, la loro vitalità fastidiosa arrivando a dire che come esistono i ristoranti pet-free dovrebbero esistere anche i ristoranti child-free.

In questo video, una coppia decretava la fine della Famiglia all’italiana affermando di non volere bambini per non perdere la propria libertà, la libertà di viaggiare, cambiare lavoro, cambiare vita quando e come si vuole.

Il programma, grazie alle sue impietose inquadrature e alla insistente e puerile intervistatrice, ha fatto capire agli spettatori di non essere d’accordo con questi eroi della new family e della sterilizzazione come stile di vita, io, però, che sono una persona aperta e detesto i dogmi mi sono fatta qualche domandina e mi sono informata bene su questo fenomeno perché di fenomeno si tratta se si pensa che, alcune fidate statistiche, hanno sancito il fatto che la famiglia “normale” sta morendo in Italia con oltre il 24% delle coppie che decidono di non avere bambini.

Non perché non hanno soldi per mantenerli, non perché sono sterili di natura e sfortunati ma perché semplicemente non li vogliono.

Non vogliono procreare, non vogliono attenersi alle pressioni della società che amano le famiglie standard con qualche pargolo da mantenere ed educare, non vogliono essere parte del processo di continuazione della razza umana.

Ecco, prendetevi qualche minuto per pensare, da che parte state voi?

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Ora vi dico la mia in 4 punti:

  • Sono contraria ai luoghi pubblici che vietano l’ingresso ai cani, figuriamoci a quelli che vietano l’ingresso agli esseri umani. Sia chiaro, sono la prima ad infastidirmi quando sento piangere un bambino e sono sempre stata l’unica bambina/ragazza/donna a non fare smorfie assurde quando passa un passeggino con un bambino dentro, sono la prima ad odiare le scorribande scalmanate dei bambini nei ristoranti, però, i divieti non mi piacciono, le discriminazioni non mi piacciono, mi piace la libertà e questi presunti locali childfree mi ricordano molto le stelle a sei punte sugli abiti degli ebrei ai tempi della seconda guerra mondiale.
  • Il ragazzo che si è fatto vesectomizzare a 22 anni mi ha colpito con la forza di un pugno allo stomaco: io a 22 anni manco sapevo cosa volevo mangiare a cena, non avevo idea di cosa fare della mia vita e se mi fossi tolta l’utero, perché ai tempi ero decisamente talebana nel mio odio verso la maternità, ora ne sarei amaramente pentita. Le cose cambiano, ragazzo, e le idee che cambiano sono le migliori, entrare in contraddizione non fa di te un uomo sbagliato, ingiusto ma fa di te un uomo in divenire per cui fortuna tua che esiste l’adozione perché tra dieci anni potresti maledire te stesso e l’intero movimento childfree.
  • I figli sono tante cose: un impegno, un sacrificio, una rottura di palle, una straordinaria opportunità, un’occasione di crescita, una splendida avventura. Educarli, farli crescere, sfamarli e poi lasciargli percorrere la loro strada non è un dovere morale, deve essere ovviamente un bisogno interiore forte perché viviamo in un mondo orrendo e non ci servono anche dei genitori costretti a diventare tali dai diktat della società che cresceranno figli infelici.
  • Partiamo dal presupposto che essere madre non fa di voi una donna migliore, una donna completa come se a completarvi fosse l’aver partorito, come se a completarvi fosse un essere vivente al di fuori di voi e che un giorno potrà decidere di seguire la sua strada anche lontano da voi. Non sono migliori le donne che hanno figli, sono persone che hanno fatto una scelta (se di scelta si è trattato, in caso contrario mi dispiace). Per cui rispetto fortemente il movimento Childfree come vanno rispettate tutte le idee del mondo: ero una childfree anche io a vent’anni, mia sorella è una childfree convinta che vive per il suo lavoro e che teme che la gravidanza possa farle venire emorroidi e diabete (come può succedere ed è bene valutare anche questo quando si decide di avere un figlio.) ma è anche vero che non ho ancora mai conosciuto una mamma che si sia pentita di non aver potuto viaggiare, di aver dovuto mantenere i suoi figli, di aver dovuto dedicare del tempo a loro togliendo alla lettura, agli hobby, alle uscite con gli amici.

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La vita è questione di scelte e le scelte vanno rispettate: c’è chi si fa del male, chi si vuole bene, chi ordina l’insalata e chi l’hamburger, chi risparmia e chi spende troppo e ci sono anche quelli che non vogliono figli.

E, poi, ci sono quelli come me che non sanno dove andare e cosa fare quasi mai e che chiedono aiuto ad amici e fidanzati per ordinare al ristorante: non sono sicura di niente, lo so, ma su una cosa sono ferma, decisa e questa è la mia contrarietà ad interventi chirurgici irreversibili in giovane età per seguire ideali che ora ci sembrano limpidi ma che un giorno potremmo rovesciare completamente.

In fondo, in terza elementare io ero una Berlusconiana DOC, ma, vi giuro, che ne è passata di acqua sotto i ponti…

 

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