Dove andremo a finire? Intervista FACETA a persona SERIA

Come promesso, ecco a voi la rubrica che dà la parola all’esperto: il suo nome è Mr N€uro ed è l’unico uomo che io conosca in grado leggere per intero una copia di “Affari e Finanza”. Un portento simile non potevamo farcelo scappare: eccovi qui alcune domande che sono riuscita a porgli. Per capirne un po’ di più in vista anche delle prossime, vicinissime, elezioni.

Buona lettura!

La vostra Personaggia

Ormai ci siamo trasformati da cittadini ad elettori. In entrambi i casi molto confusi. È vero, quindi, che lo spread è una bufala come millanta Brunetta o è Brunetta la bufala?

Mr N€uro: Propendo sicuramente per la seconda ipotesi! Vorremmo tutti che lo spread finanziario, il differenziale tra btp (titoli decennali 
italiani) e bund tedeschi, fosse solo un sogno, anzi un incubo, e svegliarci l’indomani sorseggiando una buona tisana per rilassarci; purtroppo la realtà è un’altra: la crisi del debito sovrano (ovvero del debito degli stati) presenta infatti un effetto diretto sulla stretta al credito e sull’incremento dei costi del finanziamento, in quanto sono i gruppi bancari ed assicurativi a detenere per buona parte i nostri titoli a lunga scadenza; e quegli stessi gruppi sono la principale fonte di finanziamento per le nostre imprese e famiglie. Di conseguenza, un aumento del rischio associato ai nostri titoli (la misura di tale rischio è lo spread) provoca un loro deprezzamento, che si riflette nella parziale svalutazione degli attivi patrimoniali di banche ed assicurazioni, le quali pertanto“chiudono i rubinetti” del credito, al fine di poter compensare tale svalutazione. E per i finanziamenti in corso, salgono gli interessi: nel 2011 le famiglie hanno sostenuto 290 euro in più in media per la rata del proprio mutuo, le imprese, nel loro complesso, circa 15 miliardi in più per maggiori oneri finanziari. E non dimentichiamoci del bilancio pubblico:  secondo dati Bankitalia, un calo di 100 punti dello spread ci consente di risparmiare, nella prima annualità successiva al calo, 3,1 mld, 6 mld nel secondo  e 8 nella terza. Gruzzoli che non sono aria fritta ma che consentono di poter ridurre le falciate alla spesa pubblica, a istruzione, sanità, sicurezza. A buon intenditore….

 

Berlusconi ha detto che come primo atto di governo interverrebbe per rimuovere l’Imu. Monti ha risposto tacciando questa mossa come deleteria. Secondo te chi ha ragione?

Mr N€uro: Pochi sanno che l’IMU fu ideata dal Governo Berlusconi nell’ambito del Federalismo per finanziare le casse degli enti locali. Certo, sarebbe dovuta entrare  in vigore dal 2014 ed avere finalità diverse da quelle poi definite da Montblanc ( che  di fatto l’ha utilizzata per raggiungere il pareggio di bilancio e partecipare ai programmi di salvataggio per Grecia e Spagna). Ma si tratta pur sempre di un’imposta fissata dal cavaliere oscuro, che si era forse reso conto che abolire l’ICI non era poi stata una grande mossa e che tale abolizione andava contro gli ideali degli amici amanti del verde: si trattava di un’imposta locale, che costituiva la base per la nascita di un sistema tributario fondato sulle autonomie locali. Oggi l’IMU per molti comuni è l’unica ancora di salvezza, in un mare di tagli e sotto la falce del Patto di Stabilità ,per finanziare scuole, strade, stipendi ai dipendenti comunali: pochi giorni fa a Crespano, comune della Marca, le tredicesime ai dipendenti sono sbucate in “zona Cesarini” grazie alla seconda rata dell’IMU. Ergo, l’IMU, ahimè, risulta necessaria;  certo, va rivista, con ulteriori detrazioni a favore dei meno abbienti e soprattutto con la sua estensione ad alcuni outsider di livello, quali enti ecclesiali commerciali e fondazioni bancarie( visto che l’art. 53 della nostra Costituzione, la più bella del mondo come direbbe qualcuno, prevede che tutti, e dico tutti, partecipino alle pubbliche spese in ragione della loro capacità contributiva).

Mi sai spiegare perché Hollande in pochi mesi di governo è riuscito a fare delle riforme portentose (eliminazione totale auto blu, riduzione della disoccupazione dei laureati,  tassazione delle famiglie con reddito superiore ai 5 milioni di euro) e, invece, in Italia nessuno ci riesce mai? È colpa dei politici oppure nemmeno i politici possono fare molto davanti ad uno Stato che è corrotto dall’interno?

Mr N€uro: Due sono le ragioni: la prima, la Francia non sta vivendo la stessa tensione sui mercati finanziari che ha attraversato l’Italia lungo tutto quest’anno (i francesi hanno uno spread che oscilla tra i 60 e gli 80 punti, noi siamo sui 290); attenzione però, l’Economist , qualche settimana fa, titolava:” Francia, una bomba ad orologeria nel cuore d’Europa”. Hollande dovrà quindi prestare molta attenzione a contenere debito e deficit perché, se il rigore non è la ricetta per guarire, neanche una spesa  eccessiva è la soluzione corretta per crescere. Detto questo, Hollande ha fatto cose importanti e lodevoli che qui in Italia faremo fatica a  vedere, un po’ per la prima ragione,  molto per la seguente: siamo un paese che vive nei mille particolarismi, una ragnatela che diventa intrigo, ricerca del consenso di bottega. Mi ha colpito, in questo senso, quanto afferma il costituzionalista Ainis in un suo recentissimo scritto, Privilegium: il popolo italiano è un popolo diviso tra privilegiati e discriminati. Ma, mentre in altri contesti, il discriminato lotta per abbattere il privilegio, in Italia molti discriminati lottano per diventare privilegiati. E la colpa, purtroppo, è collettiva (con pesi diversi ovviamente): dal ferroviere, che ha il treno gratis per la famiglia e gli amici, allo stenografo del Senato, che può arrivare a guadagnare anche 259 mila euro l’anno. Per non parlare dei Fiorito e dei Maruccio. E non c’è verso di cambiare. E questo mare di contentini e bocconi pregiati crea discriminazione, in primo luogo verso le donne (solo 5 su 72 rettori d’università, solo il 18% della classe parlamentare) e i giovani (7 operai su 10 ancora figli di operai, il 42% degli avvocati genera avvocati). Aria di cambiamento non ne sento molta quindi, considerando  che andremo a votare con il Porcellum poi… ma se non cambieremo, saranno gli Italiani ad andare altrove, una vera e propria diaspora.

Cos’è il debito pubblico? E perché Angela Merkel è riuscita ad avercelo più piccolo rispetto agli altri paesi?

Mr N€uro: Il debito pubblico rappresenta le passività, l’ammontare dei finanziamenti a carico di uno stato, che possono avvenire tramite prestiti di Banca Centrale e Fondo Monetario, ma soprattutto attraverso il collocamento sui mercati di titoli pubblici, che possono differire per duration e rating. Detto questo, è proprio il caso di dire che alla Merkel piace “grande”. Secondo stime elaborate dal Sole 24 Ore nello scorso luglio, nel 2013 il debito tedesco toccherà quota 2082 miliardi di euro, in linea con quello italiano (siamo sui 2000 miliardi ora) e addirittura al di sopra di quello francese (1946 miliardi di euro) e britannico (1532 mld di sterline). A differenza nostra, però, la Germania gode di un tasso di crescita tra i più elevati al mondo, perciò il rapporto debito/Pil ne risente in positivo visto che il prodotto interno cresce mentre, il nostro, sta subendo una decisiva riduzione(-2,4% quest’anno). Il segreto di tale crescita? Riforme fatte in tempi di “vacche grasse” ( la riforma delle pensioni risale e fu operata per conto di un governo socialista);  ingenti investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo; meno tasse su lavoro ed imprese; e poi molto, molto altro, ma soprattutto, la voglia di raggiungere un bene comune di valore e soprattutto, la volontà di essere, ognuno nella posizione occupata, fiero  cittadino di una nazione che ha oramai ripudiato il totalitarismo e vuole rappresentare, stavolta in buono, un modello di civiltà e democrazia per il mondo intero.

Pensi che a queste elezioni vincerà Berlusconi? Ma se così fosse che credibilità avremmo di fronte agli sguardi politici internazionali?

Mr N€uro: Non credo vincerà, ma non credo punti nemmeno a perdere. Come disse Mentana qualche tempo fa, Berlu, quando gioca, lo fa per vincere o, quantomeno, pareggiare. Vincere non credo: non lo vuole l’Europa (nemmeno il suo gruppo europeo di appartenenza il Partito popolare), e neppure il Paese. Sul fatto di pareggiare, qualche possibilità c’è: in primis, non per merito suo, ma di quello altrui, sia della coalizione Pro-Monti  (appoggiata da certa vecchia politica che affianca nuove leve, quelle di Italia Futura), sia della sinistra (troppe divisioni tra Sel e Pd, e soprattutto, un certo autocompiacimento nei loro esponenti, come se il voto verso costoro dovesse risultare automatico, quando anch’essi hanno “casteggiato” parecchio in questi anni). In secondo luogo, il Porcellum dà una maggioranza alla Camera, ma non al Senato (a meno che tu non abbia il 45 e oltre). In questo scenario i populismi avrebbero facile presa, e l’unico ad avere la staffa per affrontarli sarebbe lo stesso Monti. Il problema però sarebbe in seguente in tal caso. Riuscirà Supermario a riformare l’Italia con la vecchia classe dirigente alle spalle? Mah…

Ultima domanda: la parabola della Lega e di Di Pietro come finirà?

Mr N€uro: Parabola già arrivata al capolinea direi: la Lega ha perso un’occasione d’oro, visto che, liberandosi di diamanti, trote e bisatte, oltre che di alcuni toni poco aperti, avrebbe potuto seriamente trovare la  strada della rinascita, una lega tosiana modello sudtiroler volkspartei (dove l’autonomismo non è populismo), ed invece, rieccoci al capolinea, con il tentativo di una nuova alleanza con il Pdl, i consiglieri lombardi indagati, le stesse facce. Lo stesso dicasi per Di Pietro: si allea con Ingroia per sembrare l’anticasta, ma alla fine, era ed è anch’egli un esponente della seconda repubblica. Finecorsa.

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